Kicco, Cracking Art Group

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Si avvera il mio sogno: parlami della chiocciola.
L’idea della chiocciola è nata nel 2009: un animale diverso dai precedenti, più legati al concetto di estinzione di alcune specie. E’ nata per una Milano proiettata verso l’EXPO 2015, per rappresentare un lento cambiamento verso una città più vivibile: una casa, insomma, che sta modificando le proprie caratteristiche. La chiocciola si muove portando con sé il proprio bagaglio di esperienze e non fa danni mentre passa. Anzi. Lascia una bava che è nutrimento. Non a caso, viene utilizzata come principio attivo nelle creme di bellezza, dato che è curativa e cicatrizzante. Si tratta di un’opera che vuole invitare a riflettere sul tema della velocità e spingere a trovare un ritmo più adeguato che consenta di osservare, guardarsi intorno e, probabilmente, migliorare. E’ anche simbolo di udito e di posta elettronica, per cui di comunicazione. Le sue antenne sono dritte perché è un animale attento nei confronti di un mondo che, dal suo punto di vista, è strano. In questo senso vuole ispirare a modificare l’ottica. Il guscio della chiocciola, inoltre, contiene il simbolo della spirale, una forma finita ma illimitata che rappresenta l’universo. Dall’origine del mondo, big bang, rappresenta la vita in espansione. Tutto si rigenera e si ricicla, ma non è mai uguale, visto che il tempo scorre. Ci affascinava l’idea di un EXPO in Italia, un’esposizione universale all’insegna dell’innovazione. Pertanto, abbiamo pensato a qualcosa di adatto all’occasione.
Me ne se sono innamorata anni fa a prima vista: colore rosa, formato gigante, piazza San Fedele.
E’ esattamente quello che è successo a tutti noi, non appena abbiamo finito il prototipo. Tutti i nostri collaboratori hanno avuto lo stesso tipo di reazione. E’ stato il primo animale a suscitare questo tipo di sentimento ed è un po’ un mistero, come l’amore. La chiocciola attira, piace, ispira. Probabilmente perché contiene in sé la spirale, simbolo di vita ed evoluzione. Evidentemente la riconosciamo perché è come se ce l’avessimo dentro dall’origine dei tempi.
Perché la chiocciola per il Duomo di Milano e non un altro animale.
E’ nata per Milano, spontaneamente, senza che nessuno ce la chiedesse. Ed è stata apprezzata da Milano naturalmente, senza bisogno di spiegazioni.
Perché Cracking Art Group per la Veneranda Fabrica del Duomo e non altri artisti?
Essendo nata per questa città e costituendo il Duomo con la sua Madonnina un simbolo inconfondibile della capitale meneghina, ci è sembrato che questo animale rigenerante potesse essere molto adatto allo scopo di trovare i fondi necessari per il restauro della pietra della Cattedrale. Partecipare a questa raccolta costituisce un compimento del nostro lavoro di artisti. Abbiamo presentato il nostro progetto ed è stato accolto senza obiezioni. In fin dei conti, non è la prima volta che la Veneranda Fabrica sposa segnali forti. Basti pensare a quando le panchine sono state girate verso l’esterno della cattedrale: un modo per dire che la Chiesa è rivolta verso la città, è della città, costituendone patrimonio civile e sociale.
Perché la plastica rigenerata per le chiocciole e non altri materiali.
E’ la prima volta che utilizziamo questo tipo di materiale anche perché il recupero delle plastiche è un processo molto difficoltoso: tutte le installazioni precedenti sono state tritate per diventare nuove sculture. Lo smaltimento è una questione di consapevolezza e la chiocciola vuole essere anche portatrice di questo messaggio: siamo responsabili di quello che facciamo e che ce lo porteremo sempre dietro.
Perché un’invasione colorata di sculture e non una normale esposizione.
Utilizziamo questa forma di espressione da sempre perché trasmette un messaggio che ci sta molto a cuore: uscire dagli schemi tradizionali. Siamo street artist, in fin dei conti, ci piace portate colore e favole temporanee dove di solito non ci sono. Un’arte fruibile, libera, diretta, inaspettata.
E’ il vostro pezzo di punta o sbaglio.
Sicuramente è quello che ci ha dato più soddisfazioni a livello emotivo e che è più riconosciuto a livello internazionale.
Se ti dicessi Slow Town?
Eh, beh. E’ uno dei messaggi che abbiamo lanciato in piazza della Scala nel 2009: rallentare il ritmo. Troppa frenesia non ci permette di godere del tempo e il piacere può essere anche camminare piano per scoprire dettagli inaspettati.
Grazie. Mi sono venuti i brividi.

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