Severa, Villa Necchi Campiglio

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Sempre alla ricerca di luoghi prosperi in cui sfuggire per qualche istante al grigiore della città, abbiamo organizzato un pranzo a Villa Necchi Campiglio, una sobria dimora d’inizio secolo nei pressi di Palestro circondata da un ampio giardino. Il viottolo in ciottoli che si apre all’orizzonte non appena varcato il cancello conferma la possibilità di lasciare all’esterno almeno per qualche ora l’incessante tormento del viavai metropolitano. Attraversato il parco della distinta villa, che sembra scrutare i visitatori severa, si entra in una garbata veranda color verde pastello illuminata da ampie vetrate. Il menu è composto da pochi piatti piuttosto classici, ma è la visuale a fare la differenza. Si scorge un campo da tennis e qualche orchidea fa capolino tra i tavoli. L’inverno non incoraggia a continuare la pausa all’esterno, ma pare che d’estate siano in molti ad approfittare dell’ombra degli alberi per leggere in solitaria. Giacché, il desiderio di fare un tuffo negli anni ’30 scatta praticamente inesorabile, soprattutto per chi ha visto Io sono l’amore di Luca Guadagnino con i suoi personaggi intrappolati tra pareti sobrie ed eleganti, come progettato dell’architetto Piero Portaluppi. Si torna all’epoca di agiati industriali lombardi, del razionalismo con il suo rigore, della pausa tra le due guerre mondiali. Gigina Necchi e Angelo Campiglio, rispettivamente produttori di macchine da cucire e ghisa, decidono di trasferirsi da Pavia a Milano individuando in quest’area tranquilla (!) il posto ideale dove far costruire una residenza per accogliere gli ospiti e fare affari senza limitarsi nelle spese e sfruttando tutte le innovazioni tecnologiche del periodo, tant’è che la piscina esterna riscaldata diventa la prima della città. Dettagli e arredamento sono arrivati a noi praticamente intatti, comprese alcune pregiatissime mise delle padrone di casa, per cui è davvero un piacere percorrere le maestose sale di rappresentanza dove non mancano biblioteca, giardino invernale e fumoir. Ancora più interessanti gli appartamenti padronali dei piani superiori dove trovava alloggio anche Maria Gabriella di Savoia nelle sue rare gite in città e dove l’unica estranea ammessa era la guardarobiera, per ovvie esigenze di cambio look (!). Non ho potuto fare a meno di chiedermi come mai oltre alla coppia vivesse qui anche la sorella Nedda Necchi, ma la guida ha stroncato ogni fantasia specificando bene che hanno convissuto amorevolmente. Tornata a casa mi sono riguardata l’impeccabile interpretazione di Tilda Swinton. Costa di più ribellarsi alle regole o rinunciare all’amore? La suggestiva atmosfera rimane addosso. Anche il dubbio. Lasciar correre il pensiero è lecito. Non aver mai pranzato a Villa Necchi Campiglio no. Da prenotare obbligatoriamente soprattutto per effettuare la visita guidata durante il weekend. La caffetteria è aperta ogni giorno dalle 10 alle 18 mentre l’ingresso al parco è libero. Villa Necchi Campiglio. Via Mozart, 14. Milano. Tel: 02. 76340121

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