Sorry, in oil we trust

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Partiamo dalla non notizia, nel senso dal fatto noto. Il petrolio è alla base dell’economia e degli equilibri di tutto il mondo a partire da questo XXI secolo. Dall’oro nero dipendono trasporti, produzione di tanti beni di consumo e parte dell’energia elettrica. Difficile immaginare la nostra vita senza. Eppure, si tratta una risorsa scarsa, dicono voci di corridoio. Pertanto, finirà. Alcuni calcoli quantificano persino precisamente quando. Comunque, lasciando perdere dissertazioni varie sulle possibili alternative e gli eventuali tempi di sostituzione, quel che è certo è che questo liquido viscido e maleodorante condiziona le nostre vite, determina la maggior parte dei movimenti di capitale, genera conflitti e scatena guerre. Potente come un Dio. Può rappresentare sopravvivenza o morte. E’ un attimo rappresentarlo come sangue della Terra per, poi, pomparlo dentro a sculture che spesso si tingono anche di rosso. Nella concezione di Andrei Molodkin, questo scorrere è in grado di sporcare qualsiasi credo e minacciare ogni speranza. Inutile sottovalutarne la portata. Non ci viene concesso di non chiederci se, per caso, non stiamo impercettibilmente adorando questa sostanza. I pensieri si tingono di nero. Religioni, usanze e popoli si corrompono. Da oriente a occidente. Senza eccezioni. Il nostro cuore è pieno di petrolio. L’artista non propone una soluzione, semplicemente descrive una verità per porgere a chiare lettere la sua dura denuncia: rendiamocene almeno conto. Non fa sconti e nemmeno appelli. D’altra parte, era una sentinella sui treni russi dove ha iniziato a disegnare con penne a sfera su pezzi di carta come facevano i detenuti con i loro cari sulle malava: affidavano a quel poco inchiostro a disposizione i loro messaggi dal carcere. Esiste solo un’altra forma di espressione ancora più dolorosa: il tatuaggio che, non a caso, questo soldato dell’arte ha già usato per diffondere i suoi messaggi radicali. Il riconoscimento del suo lavoro arriva prima dall’Europa che dalla patria natia e, in Italia, viene esposto da una giovane e coraggiosa galleria, nata con l’intenzione di portarci il meglio delle voci contemporanee dal panorama internazionale. Tanto nell’arte non s’inventa più nulla. Quel che conta sono la forza e l’attualità dei gesti anche se, a onor del vero, il liquido in blocchi di resina è la prima volta che si vede. A prescindere dalla posizione personale, comunque, la pressione sale. Il livello interferisce con le funzioni vitali. Rischiamo l’infarto? Un’esposizione con pochi pezzi, non è un teatro, che merita una visita. Paradossalmente, sale il costo del greggio, ma anche le quotazioni dell’artista. La differenza è che il primo si consuma, l’altro no. Forse sarebbe il caso di fare un pensiero su quale dei due investimenti preferire. A voi la scelta. Turm-oil. Andrei Molodkin. BY Gallery, via Garofalo, 31. Milano. Fino al 23 Gennaio.

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