Riprendiamoci l’Eden

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C’era una volta un luogo in cui gli uomini vivevano in armonia con la natura: potevano assaporarne i frutti e giovavano di fresca dimora. Nel momento in cui hanno desiderato qualcosa in più, sono precipitati nella polvere. Il morso rappresenta un punto critico della storia dell’umanità. Probabilmente, però, non è cosa abbiamo mangiato ma come a fare il punto. Il rapporto, cioè, tra noi e ciò che ci nutre, ovvero il legame più profondo che abbiamo con la vita. Se ci fossimo limitati a raccogliere con rispetto, forse, non avremmo compromesso un ecosistema perfetto. Scegliendo di andare oltre, invece, abbiamo perso tanti vantaggi senza acquisirne di nuovi. Mollata la zappa, ci siamo trasformati in manager. Senza contadini, però, l’agricoltura è stata delegata all’industria e la produzione del cibo è diventata molto simile a un’estrazione intensiva che massimizza i volumi per ridurre i costi. La mela nel frattempo ha perso il suo gusto originale ma la campagna, troppo lontana, non ci consente più di sapere qual è il giusto sapore. Soffriamo di amnesia. Il consumatore riesce a orientarsi tra gli scaffali inseguendo bollini nell’illusione di aver raggiunto il progresso quando la scissione ormai completa dal processo per cui il seme diventa frutto ci ha fatto completamente dimenticare che la salute dipende in primis dalla qualità della terra. L’Eden era fertile, insomma. Altro che convenienza. E non sarà il marketing a restituirci le proprietà perdute di ciò che mettiamo in bocca, ma un lento riavvicinamento alle coltivazioni. Una catena alimentare fuori dal nostro controllo porta inevitabilmente a sottovalutare gli effetti del non presidio del territorio che, infatti, è compromesso da un suolo zeppo di fertilizzanti e pesticidi chimici, falde acquifere inquinate, aria contaminata da trasporti pesanti, montagne di rifiuti tossici, migliaia di specie vegetali e animali andate perse. Come se si potesse parlare di futuro senza considerare la biodiversità. Il modo in cui gli ospiti del pianeta garantiscono sostentamento alle proprie comunità è il centro della trama, non un capitolo marginale ed è inutile illudersi che la crisi possa essere risolta puntando di nuovo sull’eccesso sfruttando ulteriormente le fonti, magari per esportare. Dobbiamo ripristinare quello stato di unità ideale tra noi e l’ambiente circostante. In parole povere, il nostro compito consisteva nel custodire il giardino. Non c’è nient’altro da sapere. Ripartiamo da un sacro rapporto orale, con Madre Terra. Come fanno i bambini.

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