Milano – Waiting 4 Expo

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Ebbene sì, mancano meno di 2 anni e l’evento è stato lanciato. Il milanese imbruttito, soffocato da troppe K e mezzi impegni, forse non se n’è accorto ma stanno per arrivare 20 milioni di persone che occuperanno la nostra città per 6 mesi. Dal cantuccio suo, il cittadino che riflette ha trovato il tempo per approfondire anche perché le Esposizioni Universali di solito rivoluzionano il territorio che le ospita lasciando imponenti eredità come ricordo. Si pensi alla Tour Eiffel di Parigi, all’EUR di Roma o anche al nostro Parco Sempione, nato per ospitare l’edizione del 1906 dedicata ai trasporti (su acqua!). Il tempo ha fatto il suo corso, per cui l’obiettivo di queste manifestazioni planetarie non è più presentare le più recenti innovazioni in fatto di tecnologia, ma stimolare il confronto su temi di interesse generale per tutta l’umanità. L’argomento scelto dal nostro paese è quello del cibo: Nutrire il pianeta, Energia per la vita. Alimentarci tutti, correttamente e sostenibilmente, insomma è la più grande sfida collettiva che dovremo affrontare nel prossimo futuro e le nazioni che parteciperanno cercando di dare un contributo sull’argomento sono più 128. Non pensate, però, al solito programma di cucina che fa leva sull’appeal erotico di certi piatti per attirare pubblico, come direbbe Petrini a proposito di certe scelte mediatiche. La questione è più seria: poco e cattivo cibo uguale conflitti, carestie, malattie. Pensarla in termini di gastronomia è più corretto. Una scienza che parte dalle origini dell’uomo e riesce a tracciarne l’evoluzione attraverso varie discipline: storia naturale, fisica, agronomia, chimica, biologia, genetica, antropologia, ecologia, economia politica. L’arte di trasformare ciò che offre madre natura in energia per consentire la sopravvivenza della specie. Una conoscenza basata su secoli di esperienze mirate a capire quali fossero le coltivazioni più adatte a determinate caratteristiche geomorfologiche di un territorio. La capacità di adattarsi a un luogo che si traduce in diversità biologica. Un patrimonio da preservare e tramandare e che, dati fabbisogni nutrizionali di partenza identici in tutto il mondo, rappresenta l’identità di un popolo. Ecco perché coltura coincide con cultura. Nei Padiglioni CLUSTER si scoprirà come sono stati interpretati prodotti o ambienti simili da diversi paesi: riso, cacao, caffè, cereali, frutta e legumi, spezie, mare, foresta, deserto. Il Palazzo Italia, invece, sarà un VIVAIO ispirato all’Hortus romano, uno spazio che la tradizione vuole contiguo alle case dedicato fiori e piante. E’ l’unico edificio che non sverrà smantellato a fine evento e sarà posto al centro del sito, all’incrocio tra cardo e decumano, i due assi lungo cui si disporranno il nostro paese e le altre nazioni per offrire la propria visione su come migliorare le condizioni di vita sulla terra a partire dalle radici. Insomma, mica pizza e fichi.

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