Fresco e a km 0, grazie

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Frutta e verdura ci fanno bene. Probabilmente una delle frasi più ricorrenti da quando siamo piccoli e, in effetti, densa di verità. Sono alimenti ad alta concentrazione di vitamine e sali minerali, sostanze indispensabili affinché il nostro corpo riesca a svolgere tutte le sue funzioni correttamente e ad assimilare tutti i principi nutritivi di cui abbiamo bisogno. Micronutrienti che non andranno a costruire i ‘mattoncini’ del nostro corpo, per intenderci, ma a fare in modo che le nostre cellule lavorino efficacemente. Un ruolo a dir poco fondamentale che rende facilmente intuibile il motivo per cui dobbiamo assicurarcene il corretto apporto. Mai dire frutta e verdura, però, senza tener conto della freschezza, l’unica garanzia di reale presenza di questi principi essenziali, laddove fresco – notare bene – non significa ‘appena estratto da un congelatore’ ma raccolto il più recentemente possibile. Solo se la maturazione è giunta a compimento al ritmo giusto, infatti, il frutto sarà riuscito ad assorbire quanta più linfa possibile dalla pianta, energia dal sole, elementi benefici dalla terra. E’ chiaro che cibi arrivati da lontano, che hanno affrontato un lungo viaggio prima di approdare sulle nostre tavole, che sono stati sottoposti a stoccaggi prolungati, conservati e portati a maturazione attraverso processi forzati o addirittura chimici non possono avere le stesse caratteristiche organolettiche di quelli acquistati in zona, soprattutto tenuto conto del fatto che vitamine e sali minerali sono estremamente volatili e possono disperdersi anche a seguito di un banale sbalzo di temperatura. In realtà, è da sole due generazioni che abbiamo perso la sana vecchia abitudine di attingere dalle ceste del contadino dietro casa. Una volta era normale passare dall’orto alla cucina. Eppure c’è una bella differenza tra il portare alla bocca qualcosa che sembra un organismo sano e teoricamente vegeto e un vero prodotto di stagione che contiene tutto ciò di cui abbiamo bisogno: asparagi in primavera per depurare l’organismo, cavolo d’inverno per rafforzare il sistema immunitario, albicocche d’estate per proteggere la pelle dai raggi del sole. Illudersi di comprare frutta e verdura quando in realtà si tratta di vuoti nemmeno a rendere significa prediligere la forma anziché la sostanza. Peccato che quel che madre natura aveva previsto per noi esseri umani fosse davvero perfetto per organismi che non riescono a generare certe sostanze in autonomia. Filiera corta, km 0 e gruppi di acquisto solidali, dunque, non sono solo l’ultima moda del momento ma una risposta molto sensata alla necessità di riscoprire realtà agricole locali per soddisfare un bisogno assolutamente primario: mangiare bene. Capitolo costi, a parte. I benefici, ça va sans dire, sono evidenti.

Si ringraziano Adele Prosdocimi Carminio Milano, Valentina Dolci Health Coach e Paolo Toniolo Facolta’ di Medicina New York University per l’impegno profuso nel creare e diffondere cultura alimentare.

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