Immergersi nelle Grazie

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Ammettiamo di voler dimenticare le brutture metropolitane per qualche ora. Un’immersione in Santa Maria delle Grazie può fare al caso nostro. Un capolavoro rinascimentale, un condensato di bellezza, un gioiello progettato apposta per appagare gli occhi grazie a forme, proporzioni e simmetrie perfette. Un luogo felice che dimostra la capacità dell’uomo di creare volumi armoniosi attraverso la sapiente intersezione di geometrie equilibrate. Fine del XXIV secolo. Il potere passa dai Visconti agli Sforza. Il gotico tramonta. Si aprono nuove prospettive. Il torpore medioevale lascia spazio alla rinascita, al desiderio di intervenire sulle regole del cosmo per influenzare il proprio destino. Fioriscono gli studi in medicina, filosofia, matematica, astronomia, anatomia. Si riprendono i grandi classici, romani e greci. Il gentiluomo è colto, raffinato ed elegante. La gloria si nutre di virtù. Le corti si contendono i grandi maestri e parte della ricchezza viene destinata all’arte, alle lettere, al sacro. Gaspare Vimercati, comandante dell’esercito degli Sforza, dona un piccolo appezzamento delle terre su cui alloggia le truppe poco fuori Porta Vercellina ai domenicani, apprezzati per la loro vita austera all’insegna di una profonda conoscenza delle scritture. La piccola cappella dedicata alla sua famiglia, tuttora visibile e contenente la Madonna delle Grazie intenta ad accogliere lui e la moglie sotto al manto, si trasforma in una basilica in mattoncini rossi con la facciata a capanna in pieno stile romanico lombardo a cura dei Solari, una famiglia di architetti che va per la maggiore nella Milano di allora. Anche Ludovico il Moro si reca spesso e volentieri in illum sanctissimum locum per godere della conversazione con i frati. Sogna di riposare qui per sempre con la moglie Beatrice d’Este. Partono, quindi, altri importanti lavori di abbellimento che vengono commissionati niente poco di meno che a Bramante. La penombra delle navate viene illuminata da una maestosa tribuna all’incrocio dei bracci chiusa da una cupola semisferica. La casata ducale raggiunge in quel periodo l’apice del suo splendore tanto è vero che a corte lavora anche Leonardo come ingegnere, scienziato e pittore. Disegna macchine militari, sistemi di irrigazione, scenografie e ritratti. Quando si decide di intervenire anche sul refettorio delle Grazie per dotarlo dei due classici soggetti che decorano lo spazio in cui i monaci consumano i pasti, la Crocefissione viene affidata a Montorfano e l’Ultima Cena a Da Vinci che riversa in quest’opera tutte le sue conoscenze tanto da farla diventare capolavoro della storia dell’arte mondiale. Il suo approccio è da sempre scientifico. Ha analizzato a fondo le leggi della natura, affascinato dai meccanismi perfetti che determinano l’ordine universale. Ha sperimentato e copiato fedelmente per rendere eterna l’ineguagliabile bellezza del creato: un dipinto riesce a descrivere meglio di qualunque poesia. Quando si dedica ai volti, però, va oltre. Vuole cogliere l’anima, i moti interiori della figura. Sceglie di rappresentare le reazioni degli apostoli alla frase: ‘In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà’. Lo spettatore viene coinvolto in un film muto. L’affresco, tormentato da vari problemi di restauro dovuti all’originale tecnica pittorica utilizzata e alla bomba caduta sul chiostro nel 1943, è centrato su un Gesù. Divino e terreno come non mai. L’amore vince. La Grazia ci è rivelata. Non potremmo mai immaginare una realtà così sublime. Lasciamoci ispirare, semplicemente.

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5 comments

  1. Ma grazie Anna, non sai che piacere! Ho sempre trovato speciale questa chiesa, ora ho capito perché. Mi raccomando il chiostro di Bramante, dietro alla sagrestia: dicono che alle 9 di mattina regali un’atmosfera magica 🙂

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