Taglio, bottega con cucina

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Mettiamo di voler tagliare con il passato, con ciò che va di moda e inutili orpelli. Cosa ci rimane? L’essenza. La voglia di dedicarci a qualcosa con passione. Il desiderio di ritrovare ciò che ci rendeva felici da piccoli. Il bisogno di esprimerci onestamente. Magari andando a ripescare ciò che facevamo gratis per gli amici durante l’università. Cucinare. Spesa nel pomeriggio per poi invitare allegre comitive a cena ad assaporare prelibatezze che ai bei tempi si divideva pure il conto senza desiderare di più. Guardare indietro per andare avanti. E fu così che un ex fiscalista, un ex dirigente televisivo e un ex grafico decisero di mollare tutto per aprire una bottega con cucina insieme a un illustratore. Follia? Probabile. Intanto l’ennesimo locale sui Navigli che rischiava di annaspare in mezzo a tutti gli altri è stato accolto con un caloroso benvenuto persino dagli addetti ai lavori e sembra destinato a vincere una coraggiosa scommessa: lavorare solo con materie prime di altissima qualità comprate da piccoli produttori artigianali. Ebbene sì. La regola avrebbe voluto costi per la cambusa abbastanza contenuti e, invece, qui si rasentano spese piuttosto cospicue per la fornitura. D’altra parte il palato non segue la logica del profitto e il gusto di prodotti naturali che arrivano da contesti dove si lavora ancora secondo metodi tradizionali procura un piacere superiore. Non c’è gara. Sapore è sapere. Frutto di un dialogo secolare con la terra. Saggezza che si tramanda da generazioni. Patrimonio da preservare anche solo acquistando direttamente in campagna nel rispetto del lavoro dei contadini e delle quantità che possono offrire, evitando trattative sul prezzo che potrebbero inficiare le specialità. In fin dei conti non si tratta di ‘normali’ merci industriali. Sostanze che finiscono in bocca e non importa se lo champagne non raggiunge quel punto di pantone previsto dalla corporate identity o se la forma delle zucchine non ci sta perfettamente nel packaging di linea. I quattro soci si sono prodigati proprio per andare a scovare quelle lavorazioni uniche e autentiche che fanno la gradevole differenza con il risultato di avere a disposizione una prestigiosa dispensa che alimenta la loro cucina e i nostri sacchetti. Tutto ciò che si trova nel piatto, si può anche comprare dagli scaffali o al bancone. Un modo per continuare a coccolare il nostro stomaco anche a casa. Una specie di recupero delle vecchie drogherie, insomma. Pasta fatta in casa, focaccia appena sfornata, prosciutto affettato sul momento, carni allevate a terra e nutrite a fieno, arrosti cotti in otto ore, conserve di pomodori essiccati al sole, vino fermentato nelle anfore, caffè arabico tostato sul posto. Che se non ci avessero pensato i 40enni di oggi a salvare questi sapori tra un po’ li avremmo persi per strada insieme alla michetta che stava per uscire di produzione e invece torna gloriosamente in tavola. Nostalgia della nonna? Evidentemente sì. Sentimenti tradotti in business ma anche un altro modo di ‘fare sostenibilità’: promuovere la filiera corta, permettere alle realtà rurali di proseguire nelle proprie attività con amore, favorire il presidio del territorio e tirar fuori dal cassetto salubri ricette tradizionali. La proposta è accessibile perché si è preferito risparmiare sul resto. L’ambiente è alla mano e ci piace così. Semplici e genuini. Colazione, pranzo, aperitivo e cena al Taglio. Una sincerità di cui forse c’era bisogno e che promette molto bene. Bravi ragazzi. Il wi-fi è incluso e se non c’è troppa ressa magari ci scappa anche qualche rivelazione sui segreti delle eccellenze italiane.
Taglio. Via Vigevano, 10. Milano. Tel. 02 3653.4294.

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