La piazza dei Mercanti

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Esiste una piazza quasi dimenticata che in realtà è stata fulcro della vita di Milano per oltre sei secoli. Ogni tanto ci si capita quasi per sbaglio, magari correndo da Piazza della Scala verso via Torino, rimanendo ogni volta colpiti dall’intensa sensazione di storia che trasuda dalle mura di questo scorcio taciturno. L’impressione è di aver fatto una specie di salto quantico nel passato ed è fondata. Ci troviamo niente poco di meno che nel centro giuridico, commerciale e amministrativo del nostro comune ai tempi del medioevo, prima ancora che esistesse il Duomo. Qui, su un prato (!), il podestà Oldrado da Tresseno nel 1228 fece costruire il nuovo Broletto al posto di quello vecchio di Palazzo Reale. Un luogo all’aperto dove si esercitava la giustizia e i cittadini si riunivano in arengo, cioè in assemblea, per assistere alle sentenze penali e civili o partecipare alle comunicazioni ufficiali. Bisogna immaginare questo spazio come un quadrato chiuso con, al centro, il Palazzo della Ragione e sei archi da cui partivano le vie dedicate ad arti e mestieri: Armorari, Spadari, Speronari, Cappellari, Orefici, Fustagnari. Sotto i portici dell’edificio, la loggia, mercanti, banchieri e notai disponevano i loro banchi per stipulare contratti, testamenti, prestiti e donazioni. Al primo piano, si riuniva l’Assemblea generale: 150 cittadini in rappresentanza di sei sestieri, ovvero i quartieri in cui era divisa la città in base alle porte di accesso dell’epoca: Porta Comasina, Porta Nuova, Porta Orientale (Venezia), Porta Romana, Porta Ticinese e Porta Vercellina. Dal balconcino della Loggia degli Osii del 1316 si proclamavano gli editti. Nelle Scuole Palatine, sede per eccellenza degli studi superiori, insegnavano illustri luminari tra cui Parini e Beccaria. La Casa dei Panigarola con le sue forme gotiche ospitava una famiglia di notai che custodiva l’archivio della città. Il Palazzo dei Giureconsulti del 1654, invece, che poi diventerà sede della prima Borsa, era adibito alla formazione di dottori, giudici e cavalieri con minimo 120 anni di nobiltà alle spalle per prepararli a ricoprire future cariche di governo. Una volta assegnato il corretto ruolo a ciascuno degli edifici presenti in questo misterioso cantuccio, diventa chiaro perché è impossibile attraversarlo rimanendo impassibili. Le facciate solo apparentemente tranquille nascondono infinite trame che con un pizzico di fantasia si popolano di personaggi. Ambulanti, burattinai e avvocati indaffarati nell’azzeccare garbugli. Bugiardi, ladri e imbroglioni puniti al cospetto del pubblico. Insolventi fatti sedere a natiche nude sulla pietra dei falliti per essere esposti alla gogna. Oggi in quel punto sorge un pozzo del XVI secolo. Con un po’ di attenzione si riuscirà anche a scorgere un altro importante simbolo di Mediolanum: la famosa scrofa semilanuta, un animale sacro ai celti che secondo la leggenda è apparso a Belloveso, principe dei Galli, per indurlo a scegliere proprio questa pianura per fondare una città. Un ritorno alle origini con un grande futuro visto che il Palazzo della Ragione è stato da poco adibito a sede permanente della Fotografia per cui avremo più di un’occasione per recuperare questa suggestiva porzione di città. Le ampie stanze illuminate da trifore sono perfette per ospitare grandi formati mentre il palinsesto appena inaugurato con la mostra di Sebastião Salgado si prospetta davvero interessante. Genesi ha raccontato la bellezza del nostro pianeta mostrando come la natura possa essere abitata con rispetto senza ledere l’ambiente. Una poesia. Un sogno. Un monito. E chissà che davvero sfruttando le esperienze del passato non riusciremo a trovare quell’equilibrio necessario per salvare la terra. Sperem. Che tutt el andarà ben.

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