Sant’Ambroeus, il patrono di Milano

This slideshow requires JavaScript.

Ambroeus l’è veneraa come sant da la Gessa Cattòlega e l’è patron de la cittaa de Milan, solo che in pochissimi ne conoscono la storia. Ce la siamo persi per strada insieme a tanti altri pezzi che forse riteniamo inutili, peccato che sia uno dei padri della Chiesa nonché il fondatore della vita spirituale della nostra città. Avrebbe senso conoscerlo, almeno per capire a quale santo votarci. Tanto per iniziare è anche patrono delle api. Ohibò. Speravate in qualcosa di più esotico? No, umili api. Un parallelismo perfetto. Instancabili, operose, diligenti. Qualità che potrebbero descrivere anche la personalità del nostro Ambrogio. Concreto, sobrio, poco appariscente ma molto determinato. Nominato vescovo quando è ancora avvocato e nemmeno battezzato, nobile, l’è nassuu in del 339 a Trevir, de indove il pader governava la Galia, l’attuale Germania. Alla morte del padre, funzionario imperiale, torna a Roma per studiare legge sino a che Valentiniano non lo nomina governatore dell’Emilia e della Liguria e lo trasferisce a Milano, capitale dell’impero romano d’occidente in quel periodo. Le persecuzioni contro i cristiani sono terminate da poco grazie all’editto costantiniano del 313, anche se non si è ancora affermata una religione davvero stabile e ufficiale. I milanesi si dividono tra pagani, ariani e cristiani e sono disposti a cambiare fede in base alle preferenze dell’imperatore di turno in modo da approfittare dei suoi favori mentre Roma è dedita a costumi di dubbia moralità nonostante continuino a prolificare svariate forme di riti propiziatori per attirare la protezione degli dei. Quando a Milano muore il vescovo Aussenzio, la città s’infiamma per il nome del successore: ariano o cristiano? Ambrogio deve evitare tumulti, pertanto si esibisce in un’accorata arringa nell’intento di placare gli animi. Il punto è che si dimostra talmente convincente da esser proclamato vescovo. Nonostante tenti ostinatamente di scampare il nuovo ruolo che gli è appena stato assegnato, non ci riesce. E fu così che donò tutti i suoi averi ai poveri e iniziò a studiare le sacre scritture per diventare un abile oratore capace di declinare l’erudizione forense in eloquenza sacra: una parola musicale in grado di cambiare registro come un flauto a 7 canne. Amato dagli umili e temuto dai potenti, combatte l’eresia ariana, converte la città al cristianesimo e riesce persino a difendere l’autonomia della Chiesa dal potere imperiale. Intelligente e persuasivo, non arretra mai da posizioni coraggiose e radicali. Severo e disponibile, dimostra un’umanità che ancora adesso sembra percepibile all’interno delle sue chiese. Intime, raccolte e terrene rispecchiano la sua visione cristocentrica quasi a voler rendere tangibile la divinità del figlio. Ne fa costruire quattro sui punti cardinali della città che una volta unite disegnano una croce: San Nazaro (Porta Romana), San Dionigi (Porta Venezia – oggi non esiste più), San Sempliciano (Porta nuova) e Sant’Ambrogio (Porta Vercellina). L’ultima è quella del cuore. Qui verrà sepolto di fianco a Gervasio e Protasio, i martiri a cui aveva dedicato la basilica prima che gli venisse intitolata in segno di rispetto per il sangue versato nel nome della fede. L’attraversamento delle navate ha un significato profondamente simbolico. Durante il percorso bene e male si contrappongono continuamente. E’ solo procedendo verso l’altare che grazie alla luce di quel Dio che si è fatto uomo le tenebre diradano. La sua forza ci sostiene sino all’ultimo quando il cammino culmina nell’abbraccio del Cristo benedicente dipinto sull’abside. Lo stile architettonico romanico lombardo utilizzato per i lavori di ristrutturazione che vengono completati durante il medioevo non fa nient’altro che rafforzare lo spirito originale. Una luce soffusa induce al raccoglimento. I mattoni che sono materiali da costruzione poveri invitano alla discrezione. Una tipica facciata a capanna lascia presagire una dimensione familiare. Difficile immaginare che il nostro patrono sostasse nel quadriportico insieme ai catecumeni quando non era ancora battezzato, come prevedeva la liturgia paleocristiana. Pensava di non esserne degno, eppure il suo fervido rigore riuscì a trasformare Milano in capitale spirituale.

Advertisements

5 comments

  1. Pingback: Ad Fontes, al Parco delle Basiliche | slow town

  2. Pingback: Slow Town Milano Agenda | slow town

  3. Pingback: Milano Slow Town Agenda June | slow town milano

  4. Pingback: Milano Slow Town Agenda August | slow town milano

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: