Teatro alla Scala, Chapeau

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Questo è un post dedicato. Dedicato a chi più mi ha spronato a perseguire i miei sogni in tutti questi anni. Alla persona che mi ha concesso il privilegio di partecipare alla prima opera della stagione scaligera per tanto tempo come il più prezioso dei doni di Natale. Quest’anno, essendoti fidanzato, ho dovuto declinare sulla diretta del Fidelio trasmessa al Dal Verme ma non è stata la stessa cosa, o no. L’atmosfera della Scala è inarrivabile. Varcare quel portone reticente aperto da candidi guanti bianchi, rimanere ammaliati dall’oro che risplende sotto i raggi di maestosi cristalli, immergersi tra signore e signori elegantemente vestiti che, dopo una breve sosta al guardaroba, si accomodano tra il manto di un velluto rosso scarlatto. Rimanere senza fiato ancor prima che si apra il sipario poiché sembra di stare in un altrove dove il tempo si è fermato a oltre due secoli fa. Teatro alla Scala. Il più importante tempio della lirica al mondo. Simbolo di Milano dal 1778. Voluto da Maria Teresa d’Austria e costruito su un’area sacra dove giaceva l’antico convento di Santa Maria alla Scala, nel cuore della città, per sostituire il teatro regio del palazzo di corte appena andato in fiamme con una fabbrica di arte e bellezza modernissima su un’area meno angusta, in muratura e non più in legno. Il progetto è affidato a Giuseppe Piermarini, regio imperiale architetto, accreditato presso gli Asburgo grazie al riuscito restauro di Palazzo Ducale, che più avanti seguirà anche la ricostruzione della facciata dell’Arcivescovado e poi la Villa Reale di Monza in pieno stile neoclassico come tutta l’area che si estende verso Porta Orientale, l’attuale Porta Venezia. Un linguaggio nuovo che però sa di antico. Sobrio e contenuto. Sintetico e pulito. Essenziale e dignitoso. Mai grandioso. Affatto. Calibrato. La facciata del teatro, che non manca di ricevere qualche critica in passato, nasconde saggiamente la magnificenza degli interni e sembra rispondere all’esigenza dell’epoca di sostituire il degrado lasciato dagli spagnoli con un ordine riformatore e illuminato. A Milano torna il decoro, la città si trasforma. Nasce l’urbanistica. Si costruiscono ospedali, strade, giardini e biblioteche. Fioriscono commercio e cultura. Si riorganizzano le istituzioni. Vengono introdotti programmi di alfabetizzazione. Il teatro diventa fulcro della vita cittadina nonostante sia stato interamente finanziato dall’aristocrazia a patto di poterlo raggiungere in carrozza grazie a un portico coperto tuttora esistente, poiché la platea rimane destinata alla servitù e spesso ospita feste da ballo e veglioni. I palchi, considerati al pari di un’estensione dei salotti di casa, sono arredati a piacimento mentre nei ridotti si gioca d’azzardo ma ciò che rende sublime la Scala di Milano è la sua struttura. Facile solo in apparenza. Essa stessa è uno strumento musicale, armonico e vibrante, laddove la magia è racchiusa nella curva. Il segreto, più volte imitato, sta nella forma a ferro di cavallo, garanzia di un’acustica perfetta e massima visibilità da ogni punto della sala. Un capolavoro sottoposto a restauri conservativi sia nel dopo guerra sia di recente per mantenerlo com’era, dov’era, come prima e meglio di prima assicurandosi di non perdere mai la vocazione all’eccellenza seppur nell’introduzione di nuove tecnologie. Oggi la Scala fa ruotare oltre 250 spettacoli l’anno alternando opera, balletto e concerti. I tessuti sono stati interamente sostituiti con damasco di seta ignifugo che assorbe le dimensioni del suono, il pavimento è un parquet flottant, sul soffitto un trompe-l’œil simula una curvatura che non esiste su cui brillano 383 lampadine, il palco si estende per 1600 metri quadri, la fossa e la nuova torre scenica consentono di stivare i più arditi elementi scenografici. Sulle scene si sono alternati artisti e direttori di orchestra di fama internazionale tra cui Verdi, Toscanini, la Callas, Caruso, Pavarotti, Abbado, Muti. Al centro dei quattro ordini dei palchi più due gallerie si può ancora ammirare il Palco Reale che dispone di 20 posti riservati agli ospiti del Teatro. Entrare alla Scala è da sempre un privilegio che nel corso della storia non ha mancato di rivelarsi democratico: i loggioni sono accessibili a prezzi contenuti laddove, da lassù, si sente ancora meglio quel bel accordo che riesce a sedurre i sensi. Allora, che ne dici? Ci è sempre piaciuto scherzare un po’ ma per concludere in bellezza senza la solita tragedia nell’ultimo atto: un brindisi a noi e al futuro. Ti voglio bene.

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