Sulle tracce della Milano romana

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Il percorso più complicato e al tempo stesso più affascinante che si possa fare a Milano. Bisogna partire dotati di una certa fantasia per scorgere ciò che è stato cancellato poiché l’assenza di cave in prossimità della città ha costretto i nostri antenati a sfruttare materiali di recupero, cioè a demolire per costruire, e la storia di duemila anni fa si nasconde sotto ai nostri piedi, a circa 3 metri di profondità, celata da molti strati sovrapposti. Un passato che riemerge ogni volta che si scava. Segreti che affiorano rivelando un certo sfarzo nonostante l’esibizione sia sempre stata accuratamente evitata da parte di una città che non è mai stata considerata di rappresentanza ma piuttosto bastione di difesa contro i barbari del nord. Bizzarro, quindi, pensare che Mediolanum sia nata proprio come villaggio celtico tra il IV e il III secolo a.C. per poi esser conquistata da Roma in espansione e diventare a tutti gli effetti municipium civium romanorum nel 49 a.C. L’insediamento si sviluppa lungo una pianura fertile lambita da grandi fiumi e dotata di importanti vie commerciali per raggiungere l’apoteosi del suo splendore nel 286 d.C. sotto Diocleziano che divide l’impero romano tra Occidente e Oriente e il territorio in quattro parti governate da una tetrarchia di due Augusti più due Cesari. L’imperatore d’ltalia e Africa, Massimiano, sceglie di vivere proprio a Milano che pertanto diventa un’elegante capitale imperiale pronta a ospitare a più riprese anche i suoi successori: Costantino, Costanzo, Valentiniano, Valentiniano II, Teodosio che si alternano sino al 402 d.C. quando Onorio sposterà la sede a Ravenna per proteggersi dai Visigoti. I mediolanenses cadranno più avanti in mano agli Unni e poi nel 569 d.C. ai Longobardi. Intanto, la capitale si sviluppa secondo il classico modello a pianta ortogonale: un cardo diretto da N.O. a S.E. (Piazza ScalaVia Santa MargheritaCarrobbio) incrocia un decumano diretto da N.E. a S.O. (Via MonetaVia UnionePorta Romana) con al centro il foro, cioè una piazza principale con ai lati le tabernae e le strade minori disposte a scacchiera in parallelo alle vie maestre anche se più avanti questo disegno diventerà circolare. I resti in marmo rosa del pavimento del cuore dell’urbe romana si trovano sotto la Pinacoteca Ambrosiana (Piazza San Sepolcro) e sono visitabili il primo sabato di ogni mese anche se è un altro il dettaglio che sanciva la nascita di un nucleo urbano nell’antichità: le mura. La cinta serviva a delimitare un perimetro dal valore sacrale al cui interno si trovavano edifici pubblici, privati e religiosi, canali per le acque e reti fognarie. Completano il quadro: i tempi, il palazzo imperiale, il circo, il teatro, l’arena, le terme e la zecca. I tempi erano dedicati a divinità pagane per proteggersi da eventi nefasti: Giove, Giunone, Minerva, Ercole, Mercurio, Diana ma anche Cibele, la Grande Madre, che nel nostro caso si trovava in Piazza Santa Maria Beltrade circondata da quelle 16 colonne in marmo che in seguito verranno spostate davanti a San Lorenzo. Il palazzo imperiale, collocato all’incirca in Via Brisa. Il circo che si sviluppava attiguo a Via Circo in modo che l’imperatore potesse raggiungerlo a piedi per assistere alle gare di carri trainati da cavalli e che costituiva un vero e proprio fiore all’occhiello visto che solo Roma, Aquileia e Costantinopoli potevano vantare uno. Il teatro posizionato sotto l’attuale Borsa con una forma semicircolare di 95 metri di diametro pronto a ospitare fino a 8.000 spettatori molto interessati all’arte del mimo. L’arena, che si trovava fuori porta ed era dedicata alle lotte tra gladiatori, a combattimenti tra bestie feroci e alle esecuzioni di condannati a essere sbranati dalle fiere con i suoi resti ancora visibili in Conca del Naviglio sebbene dopo averla demolita i materiali furono utilizzati per costruire San Lorenzo. Le terme, ubicate dalle parti di Corso Europa, molto frequentate sia per incontrarsi sia per detergersi. La zecca, che è stata in Via Moneta sino a che gli Sforza non l’hanno spostata in Via Zecca Vecchia. Una via porticata, nei pressi di Porta Romana, che non esiste più e che fungeva da lunghissimo mercato coperto. Un sogno che ci lascia poche tracce e che si può tentare di percorrere passeggiando lungo le mura e prendendo come riferimento quel che resta di porte e pusterle che di solito portavano il nome della città verso cui erano orientate e che nel tempo sono scivolate sempre più ai margini di una città in espansione. Un compito difficile, insomma. Giro lungo le mura romane repubblicane con sei porte: Ticinese (Largo Carrobbio), Romana (incrocio tra Corso di Porta Romana e Via Paolo Cannobbio), Nova (Piazza Scala), Comacina (Via Ponte Vetero), Iovia (Largo Cairoli), Vercellina (incrocio tra Corso Magenta e Via San Giovanni sul Muro). Giro lungo le mura romane massimianee con tre porte in più: Erculea (Largo Augusto), Orientale (Piazza San Babila) e Aurea (Via Manzoni angolo Via Montenapoleone). Giro lungo le mura medioevali, cinta ancora più ampia: Ticinese (Colonne di San Lorenzo), Romana (Piazzale Medaglie d’Oro), Orientale (Porta Venezia), Iovia (attuale Castello), Vercellina (Via Carducci). Giro lungo le mura spagnole, estensione massima: Ticinese (Piazza XXIV Maggio), Ludovica (Via Bocconi), Vigentina (inizio di Via Ripamonti), Nuova (Via Fatebenefratelli), Volta (Cimitero Monumentale), Tenaglia (Piazza Lega Lombarda), Vercellina (Piazzale Baracca). Le posizioni sono indicative perché la pianta di Milano è completamente cambiata, non fatevi mancare una tappa al Civico Museo Archeologico che raccoglie gran parte dell’eredità romana e non dimenticate che il sito del prossimo Expo ricalca esattamente la struttura a croce del castrum: sul cardo gli spazi curati dall’Italia, sul decumano i padiglioni delle nazioni partecipanti e al centro il Vivaio. Corsi e ricorsi storici di un’umanità in cammino verso la civiltà eterna. Buona visita!

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