Aprire lo scrigno dell’Ambrosiana

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Chi aderisce all’idea di considerarci come nani sulle spalle di giganti non può non conoscere l’Ambrosiana perché nessun altro luogo della città rappresenta meglio l’incontro tra tradizione e modernità, eredità e progresso. Fondata nel 1607 sui resti del foro romano, riunisce importantissimi capolavori e contiene un patrimonio sterminato di sapere pronto a dissetare chiunque sia alla ricerca di verità. Il portone si apre con fatica perché per comprendere il senso di quest’opera bisogna aver studiato più del solito come probabilmente previsto dal suo autore intenzionato a promuovere la cultura. Bisogna scorrere sino al XVI secolo per capire. Riforma protestante e controriforma cattolica. Lutero nel 1517 accusa Roma di aver abbandonato il rigore morale per perseguire potere, ricchezza e piacere. Effettivamente, i vescovi non si dimostrano più integerrimi nell’esercizio del loro officium e la corruzione dilaga: si vendono indulgenze e si comprano cariche ecclesiastiche. La vocazione pastorale sembra ben lontana e il papato reagisce severamente convocando un concilio, a Trento, nel tentativo di trovare un accordo con i dissenti per evitare lo scisma. Tuttavia al termine di lunghi dibattiti, dal 1545 al 1563, non si approda a nessuna soluzione condivisa anche perché partecipano solo vescovi cattolici che si limitano a ribadire dogmi e liturgia: sacramenti, testi sacri e Chiesa non si toccano. In caso di dubbio, se ne può discutere con l’inquisizione. I protestanti finiscono per esser tacciati di eresia e nemmeno Carlo V di Spagna, che ha ricevuto la corona direttamente dal papato, riesce a riportare l’ordine nel Sacro Romano Impero sebbene tenti di giocarsi la carta della fede per tentare di tenere unito un regno vasto quasi quanto l’Europa. Gli stati nascenti non hanno interesse a collaborare. Anzi, chi desidera affrancarsi dal vaticano appoggia i luterani tanto che andrà a finire ‘Cuius regio, eius religio’, ovvero i sudditi si adegueranno alla religione del re. Nel mentre, a Milano, arriva Carlo Borromeo per arginare il degrado in cui verte la diocesi e applicare le regole tridentine. Il suo impegno senza tregua e una tempra ferrea ne faranno un paladino della disciplina inviso ai potenti che sentivano minacciati i loro privilegi. In ogni caso, il patrono della Lombardia, riesce a ripristinare i valori cristiani dal 1565 al 1584 a suon di visite, seminari e opere d’assistenza. Un lavoro che verrà portato avanti dal cugino Federigo Borromeo, arcivescovo di Milano dal 1595 al 1631. Un uomo dotto, di grande opulenza e di ingegno egregio che viene descritto dal Manzoni ne I promessi sposi come puro, ispirato e predisposto a pensieri solenni. La sua elevatissima statura morale lo porterà a costituire la prima biblioteca pubblica italiana: l’Ambrosiana, che oggi conta 1.000.000 di stampati, 36.000 manoscritti e 12.000 disegni tra cui il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci. La raccolta da principio viene affidata agli uomini più dotti del tempo che vengono mandati in giro per il mondo ad acquistare il meglio del pensiero occidentale e orientale per fornire notizie sullo stato generale delle scienze. I testi spaziano dai classici greco latini alle grandi opere medievali e rinascimentali per andare a coprire arte, storia, teologia, diritto, musica, lingue e vengono messi a disposizione di chiunque senta il bisogno di nutrire il proprio spirito: ‘I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, delle religioni. Vivono, discorrono, parlano con noi, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti cose remotissime della nostra memoria senza le quali saremmo senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio’. La struttura è costruita di fianco alla Chiesa di San Sepolcro, lato da cui si entrava direttamente nella sala Federiciana che oggi è dedicata a Leonardo, e viene in seguito arricchita da una Pinacoteca nella convinzione che l’arte potesse contribuire a educare i fedeli. Nel 1618, l’arcivescovo dona tutti i dipinti della sua raccolta personale per ispirare i giovani a un gusto estetico equilibrato e aderente ai principi della controriforma dimostrando come il bello sia strettamente legato alla virtù e come il colore possa sostituirsi alle parole. La quadreria originale, in seguito ampliata da donazioni private, comprende principalmente immagini sacre o naturalistiche e annovera firme straordinarie tra cui Raffaello, Leonardo, Luini, Botticelli, Caravaggio, Tiziano, Bruegel. Completa il quadro, l’Accademia, che nasce come università e che tuttora esiste per favorire il dialogo tra i popoli. Qui, sotto il coordinamento del Collegio dei Dottori come in origine, le più importanti religioni del mondo continuano a incontrarsi: ebrei, cristiani e musulmani si confrontano in nome del bene comune. Era dunque proprio corretto: collegisse iuvat. Il giacimento di tesori è ancora un simbolo vivo di pace. Un giardino dell’anima di utilità perpetua. Una bella sorpresa. O no?
Da visitare utilizzando le chiavi di decodifica di cui sopra.

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