A passeggio per i Giardini Pubblici

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Una volta i Giardini Pubblici erano un vero e proprio luogo cult, il punto di ritrovo più mondano della città, la sede stupefacente di mirabolanti feste e grandiosi spettacoli. Oggi rappresentano un’oasi verde in pieno centro in cui staccare la spina dagli impegni oppure rilassarsi a fine shopping magari dopo aver scodinzolato tra le vetrine del lusso a poca distanza anche se, fermando per un istante le lancette dell’orologio per fare un piccolo viaggio a ritroso nel tempo, si scopre che questa zona aveva un aspetto completamente diverso: era un borgo campagna, un enorme appezzamento di terreni attraversato da una rete di corsi d’acqua su cui sorgevano melanconici caseggiati, qualche abitazione dei contadini e due monasteri che poi sono stati soppressi, quello delle Carcanine e quello di San Dionigi. Scivolando ancor più indietro, qui i romani coltivavano asparagi! Sul finire del dominio spagnolo, invece, la città non abbisognava di grandi parchi: i campi arrivavano sino alle mura, l’odore di fieno tagliato si sentiva persino in Duomo ed era normale fare la pennica sotto le pergole. Eppure, gli Asburgo decisero di costruire un giardino come d’uso in tutte le città più ricche, tra cui Vienna. Un vezzo, un orpello, un progetto che fu assegnato nel 1782 al fidato Piermarini, che aveva già seguito il Palazzo Reale e il Teatro alla Scala e che scelse il quartiere di Porta Orientale per realizzare il primo ‘spazio adorno di fiori per convegno di cittadini a godervi le giocondità della vita libera dopo il lavoro’ per una leggera prominenza che consentiva di avere un’apertura prospettica sulla Villa Arciducale di Monza e di approfittare di un’impareggiabile una vista sull’arco alpino oltre che dell’aria pulita che spirava dalle valli comasche. E fu così che una polverosa pianura periferica si trasformò in una zona molto ricercata dall’alta borghesia con un passeggio destinato a diventare uno dei luoghi più eleganti della città e un percorso carrozzabile appositamente studiato che permetteva di partire da Piazza della Scala per scendere verso Via Manzoni e poi girare a destra nel silenzio dei Boschetti per collegarsi quindi a Via Marina, all’obelisco e a una lunga fila di olmi e tigli che diventava poi un ampio viale per approdare infine sulla monumentale scalinata dei Bastioni. Un disegno geometrico molto preciso e tuttora percepibile in tutta l’area che va da Palestro a Corso Venezia con simmetrie che si contrappongono all’andamento tortuoso dei sentieri rivolti verso Piazza Cavour e Via Manin. I giardini, non a caso, portano due firme diverse. Sarà Giuseppe Balzaretto nel 1857 a seguire i lavori di ampliamento per arrivare a includere la fontana che vediamo oggi quando il Comune comprerà tutti i terreni appartenuti a Palazzo Dugnani con uno stile, però, completamente diverso: curve romantiche si alterneranno a balzi, dirupi e roccette per simulare l’imprevedibile dispiegarsi della natura. Emilio Alemagna, più avanti, si limiterà a un intervento di recupero per riparare i danni provocati dalle grandi esposizioni industriali organizzate tra il 1781 e il 1881. Completano il quadro gli splendidi palazzi che guardano sul verde e tutti gli edifici che sono stati costruiti successivamente dentro al parco. Palazzo Dugnani, del ‘600, ex cornice di un’intensa vita mondana e artistica. La Villa Reale, del 1790, espressione dei fasti dell’aristocrazia del periodo neoclassico. L’edificio a doppia fronte era stato commissionato dal conte Ludovico Barbiano di Belgiojoso a Leopoldo Pollack e poi è appartenuto a Napoleone. Girovagare tra le raffinate stanze è un vero piacere anche perché le opere della prestigiosa collezione del GAM che spazia da fine ‘700 al naturalismo lombardo sono esposte tra meravigliose specchiere di Venezia e lampadari di Murano. Il retro nasconde un delizioso parco privato custodito da divinità pagane che affacciano su un grazioso laghetto lambito dalle fronde degli alberi e contornato da cascatelle, ponticelli e un tempietto dedicato a Cupido. Le antiche scuderie della villa, invece, ospitano il PAC, un padiglione dedicato alle mostre temporanee. All’interno dei giardini, invece, troviamo: il Museo Civico di Storia Naturale, un edificio del 1889 in pieno stile eclettico; l’ex Padiglione del Caffè del 1920 con una pianta ottagonale che consentiva una magnifica vista da ogni lato, oggi adibito a scuola materna; il Civico Planetario di Portaluppi del 1930 nato per ospitare una donazione di Ulrico Hoepli: una macchina che proiettava su una semisfera il moto apparente degli astri. I giardini pubblici sono il nostro parco più antico e sono stati dedicati a Indro Montanelli nel 2002 che qui passeggiava nelle pause da il Giornale. Un gioiello. Et voilà. La città scompare.

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