Ad Fontes, al Parco delle Basiliche

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Ed eccomi alla fine del mio giro per Milano dopo aver toccato quel minimo che mi sembrava indispensabile conoscere prima di Expo in modo da proporre ai nostri ospiti un percorso tra luoghi simbolo della nostra città che non è sempre facile identificare a causa di uno sviluppo urbanistico poco rispettoso dei punti di riferimento storici che a tratti ha cancellato pezzi di memoria collettiva con il risultato di confondere. E così, la mia ultima tappa diventa un inizio, anche se ero certa che la Chiesa con la stella avesse qualcosa di speciale da rivelarci sin da quando in momento di sconforto mi rifugiai dentro a Sant’Eustorgio e padre Giorgio mi esortò a credere quanto meno nel grande dono della scrittura che mi è stato dato. Sapevo che sarei tornata ma non avrei mai immaginato di scoprire che qui è nata la cristianità di Milano, che qui si trova il primo fonte battesimale, che qui San Barnaba ha fatto risorgere a nuova vita tutti quelli che ha lavato con l’acqua di una sorgente pura e che qui fanno sosta tutti i nostri nuovi vescovi quando entrano in città prima di salire verso la cattedrale percorrendo il nostro ex cardo, un’importantissima via di collegamento con il Ticino da cui provenivano tutte le merci che poi sarebbero state scaricate nella Vetra, un quartiere di artigiani fitto di botteghe e mulini sorto fuori dalle mura nonostante lo sgradevole olezzo emesso dai canali. L’intera area del Parco delle Basiliche, in realtà, è un sito archeologico con innumerevoli tracce di passato che spaziano tra sacro, profano, leggende magiche e vicende macabre per includere anche una serie ininterrotta di generazioni stratificata sotto terra: dai nostri primi antenati che riposano in una necropoli pagana a un cimitero paleocristiano per arrivare ad accogliere anche alle spoglie dei Re Magi regalate da Costante a Eustorgio verso la metà del IV secolo quando eravamo capitale dell’impero romano d’occidente. Il nostro nono vescovo le trasportò con fatica da Costantinopoli a Milano e fece erigere un tempio precisamente nel punto in cui i buoi che trainavano l’arca che le conteneva si fermarono, in mezzo al fango. Un’eredità di un certo peso che sarà onorata e difesa anche da Ambrogio dedito al culto dei martiri e dei santi nella convinzione che il sangue versato per la fede deposto sotto l’altare presentasse una chiara analogia con il sacrificio che si compie durante l’eucaristia. Per non parlare delle credenze popolari secondo cui le venerabili salme avrebbero avuto il potere di scacciare il male se non fosse che il Barbarossa ce le trafugò per portarle a Colonia da dove recupereremo qualche osso, solo dopo il ‘900. Nel mentre, qui troveranno riposo anche Sant’Eugenio, consigliere di Carlo Magno e fervido difensore della liturgia ambrosiana, e molti dei nobili che finanziarono cappelle gentilizie nella speranza di esser degnamente accolti al termine del loro viaggio: a destra delle navate troviamo Visconti, Brivio e Della Torre tra gli altri. Nel 1234, invece, arrivarono i domenicani che qui istituirono la sede dell’inquisizione sino a che nel 1559 non verrà spostata in Santa Maria delle Grazie. La predica avveniva da un pulpito tuttora visibile sulla facciata del convento ma non sempre era gradita tant’è che San Pietro da Verona fu colpito da un coltello sulla testa come ci ricorda la statua al centro della piazza, prima di venir sepolto nella celebre cappella rinascimentale del Portinari. A questo punto, potreste incamminarvi tra il corridoio di verde che è cresciuto al posto dell’antica palude per dirigervi verso il Museo Diocesano, secondo chiostro a sinistra se per caso vi fosse rimasto qualche dubbio sulla religione milanese, e arrivare alla statua di San Lazzaro posta dopo la circonvallazione esattamente dove sorgeva un patibolo per giustiziare malfattori, torturare eretici e bruciare le streghe. Brividi? Invocate il protettore dei sofferenti oppure lasciatevi distrarre dalla solenne cupola di San Lorenzo che si staglia alla vostra sinistra e rappresenta la più grande basilica a pianta ottagonale di tutto l’occidente cristiano. Davanti al suo ingresso, troverete la statua di Costantino che ci ricorda il famoso editto con cui i cristiani furono autorizzati a professare e che fu promulgato a proprio a Milano, nonostante l’edificio sia di dubbia origine. Potrebbe esser nato come santuario ariano o mausoleo imperiale alla fine del IV secolo. Quel che è certo è che l’ordine di edificarlo partì da palazzo visto l’impiego di materiali provenienti dell’anfiteatro per costruirne le fondamenta e delle colonne di Santa Maria Beltrade per completarne il quadriportico. Gli interni pare fossero magnifici con absidi rivestite da mosaici dorati e marmi preziosi come ci dimostra ciò è rimasto nelle tre cappelle satellite di Sant’Aquilino, Sant’Ippolito e San Sisto. Se non siete ancora stanchi, potete proseguire sul cammin breve che arriva sino in Duomo e comprende sette chiese in totale. Nel caso, ricordate di dare una sbirciata all’angolo in cui sorgeva la colonna infame intestata a Gian Giacomo Mora orrendamente trucidato con l’accusa di essere un untore. Altro sospiro e su per Via Torino che è meglio percorrere dal basso verso l’alto piuttosto che viceversa dato che dal brolo scendevano i carri dei condannati all’inferno a meno che non fosse in corso una processione. I sentieri possono essere tortuosi e la vista spesso inganna. Si può sempre interrogare una stella polare per farsi condurre ad fontes, dove i nostri progenitori potrebbero averci lasciato qualche importante messaggio senza dimenticare che facciamo parte di un vissuto storico e che magari la quadratura del cerchio si potrebbe trovare in un recupero dell’essenziale.

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