Expo 2015. Opening coi fiocchi

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E finalmente ci siamo, Slow Town ha aspettato per oltre 7 anni questo momento: Expo 2015 ha aperto i battenti e lo ho fatto in pompa magna presentando ai cittadini increduli un sito fatto, finito e ricco di spunti da godersi ed esplorare per i prossimi 6 mesi. Il mondo è chiamato a esprimersi sul tema del cibo poiché una delle maggiori sfide dell’umanità è nutrire una popolazione in costante crescita senza danneggiare l’ambiente e preservare le risorse anche per le generazioni future: siamo responsabili della custodia della terra laddove una corretta educazione alimentare e l’efficienza dei sistemi agricoli stanno alla base di uno stile di vita sano e di una qualità della vita migliore. Ed è proprio partendo da questo presupposto che il Padiglione Zero ci accoglie se siamo approdati all’Esposizione Universale dalla fermata di Rho, Fiera, ricordandoci che il nostro dialogo con la terra è iniziato proprio quando abbiamo deciso di coltivare i campi e allevare bestiame per sopravvivere. La risposta che ogni civiltà ha dato a questo bisogno fondamentale si è tradotta in cultura: se si è creata un’alleanza tra il territorio ospite e il suo popolo si può parlare di futuro, altrimenti no. Tutti, dunque, invitati al banchetto del metaforico tavolo Pangea per scoprire quanto siamo virtuosi e stabilire se l’intelligenza collettiva è riuscita a tradursi nella capacità di conservare, trasportare e trasformare alimenti in modo appropriato sebbene qualcosa non funzioni visto che sprechiamo quasi un terzo del cibo prodotto mentre più di 800 milioni di persone rimangono affamate per approdare all’evidenza che nel 2050 saremo oltre 9 miliardi per cui diventa fondamentale discutere sin da ora su come risolvere il problema impegnandoci a risparmiare e prevenire tutti quei disastri ambientali che dipendono dall’impatto antropico sul globo. Una possibilità di abitare il pianeta senza alternare gli equilibri comunque esiste: basta ritrovare l’armonia. Un punto di arrivo che dovrebbe essere noto ma che mai come ora necessitava di un palco d’onore per richiamare l’attenzione di tutti. L’Italia cede gentilmente la parola a 145 paesi partecipanti che rappresentano il 94% della popolazione mondiale e che rispondono su un decumano lungo 1500 metri attraversato da 32 viali per raccontarci come si sono confrontati nei secoli con l’approvvigionamento del cibo e la trasformazione di ingredienti tipici che diventano ricette da assaggiare in quasi tutti i padiglioni per concludere con una soluzione sull’emergenza su cui ci stiamo confrontando. In sintesi, la grande maggioranza degli stati intervenuti riparte dalle tradizioni dei propri antenati per proiettarsi verso un futuro fatto di condivisione di best practice che trova l’apice dell’espressione nel padiglione degli Emirati Arabi, pronto a ricevere Expo 2020 con il tema ‘Connecting Minds, Creating the Future. Non è ancora giusto proclamare un’installazione ‘vincitrice’ perché bisogna visitare 1,1 milioni di metri quadri ed è impossibile farlo in un giorno, ce ne vogliono minimo 3 o 4 pieni senza contare tutti gli interventi ed eventi attesi. Forse è meglio premunirsi di un conveniente abbonamento che consenta di tornarci a più riprese in un crescendo di esperienze di scambio. Al centro di tutto, il Padiglione Italia meravigliosamente terminato e incentrato sulla celebrazione della bellezza della nostra penisola frutto di un saper fare che si è tradotto in un immenso patrimonio artistico e in prodotti enogastronomici e artigianali che tutto il mondo ci invidia. Giusto risvegliare un po’ di orgoglio nazionale per la nostra pregevole storia ma francamente il ‘bello’ rimane immergersi in colori e sapori internazionali in modo da scoprire quanti approcci diversi esistano al tema della vita e incontrare le nazioni arrivate per presentarsi che non mancano di accoglierci con un enorme sorriso. L’atmosfera in generale è gioiosa, felice e serena all’insegna del piacere di una magnifica cooperazione senza dimenticare la valorizzazione del lavoro di tutti, a partire da coloro che hanno lavorato di notte per costruire e pulire quello che ogni giorno dal primo maggio ci è concesso ammirare. Il timore che Expo 2015 finisse per trasformarsi in un’enorme ‘sagra del gusto’ è definitivamente scongiurato e la Carta di Milano da firmare al centro del sito intende proprio riassumere le buone pratiche che siamo chiamati ad adottare sin d’ora. Una sorpresa, insomma, al di sopra delle aspettative come nella migliore delle tradizioni meneghine. Dopo 108 anni siamo di nuovo al centro del mondo e stiamo sfoderando le nostre migliori carte. Per il resto, agli ‘altri’ un vero milanese risponderebbe: ‘Va’ a laurà, barbùn’. C’è molto da fare per mantenere la nostra città splendente come non lo era da tempo. Un caloroso evviva a tutti coloro che hanno reso possibile questo meraviglioso avvenimento. Slow Town, per Milano.

41.-la-carta-di-milano

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