Quarto stato, di Giovanni Pellizza da Volpedo

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Il Comune di Milano in occasione di Expo 2015, come molti di voi forse già sanno, ha scelto 6 opere profondamente legate alla nostra città per costruire l’impalcatura narrativa dell’Esposizione Universale e dimostrare che Milano è sempre stata fertile per il pensiero creativo tanto è vero che custodiamo un immenso patrimonio artistico. L’opera che ha aperto il palinsesto culturale di Expo in Città, con il titolo BEginning, è il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, un quadro monumentale che ha trovato la sua collocazione definitiva solo di recente presso il Museo del Novecento e che ci è stato raccontato da Stefano Zuffi a Palazzo Marino all’inizio di maggio con l’obiettivo di svelarne i segreti e mostrarci come un’idea coltivata sino all’ossessione possa diventare simbolo universale di solidarietà e unione tra uomini nonostante il percorso per svilupparla possa essere stato impervio. Oggi, il Quarto Stato è uno dei dipinti più riconosciuti, riconoscibili e imitati del mondo ma bisogna sapere che la sua elaborazione è durata oltre 10 anni e che l’apprezzamento del pubblico non ha regalato al suo autore un’immortalità immediata bensì molto tardiva. La tela, da arazzi e di enorme forza espressiva, è lunga 5,5 metri e alta 3 ed è stata concepita da un Giuseppe Pellizza da Volpedo ancora studente presso la nostra Accademia delle Belle Arti di Brera. Figlio di contadini, nato nel 1868, inizia a maturare il pensiero di dedicarsi a un grande progetto che possa rappresentare la realtà della sua epoca poco più che ventenne laddove alla fine del XX secolo il tema del lavoro diventa molto importante per la pittura. I contadini lasciano i campi per entrare nell’industria e si trasformano in operai. Nasce una nuova classe sociale, il proletariato. Nobiltà, clero e borghesia non bastano più per descrivere la nuova società. Milano cambia. La città cresce, si allarga oltre le antiche mura spagnole e i ritmi della natura iniziano a diventare un lontano ricordo. La purezza rurale dei sentimenti rappresentata da Segantini lascia spazio a soggetti più attuali: immigrazione, ambienti malsani, paghe inique, incidenti, esclusione ma anche ‘robustezza’. I lavoratori marciano verso le fabbriche e il profondo cambiamento in atto diventa tormento per un artista determinato a ritrarre il significativo passaggio sino a quando, nel 1901, il lento ma inesorabile avanzare si traduce in una forma. Uomini e donne compatti alla conquista della libertà diventano protagonisti alti quanto i personaggi della Primavera di Botticelli ma con il cappello. Bonari e intelligenti. La coscienza della propria forza li porta a non imprecare per esigere ciò che gli spetta di diritto. Ormai, sanno di vincere. Un nuovo mondo che per la prima volta fa sentire la sua voce. E’ una giornata d’estate, sono le dieci e mezzo del mattino, un gruppo di braccianti si muove in massa verso un avvenire più luminoso. Un progredire verso il riscatto di una posizione politica dovuta e, forse, verso il benessere. Poco dopo subentrerà il futurismo ma nel mentre l’attimo è stato colto anche se l’opera portata a Torino nel 1902 non suscita alcun interesse. Idem a Milano: viene proposta per Expo 1906 ma viene ritenuta triste. Nel 1907, viene presentata a Roma. Silenzio stampa. Nello stesso anno, Teresa, la moglie del pittore, muore di parto. Giovanni Pellizza da Volpedo si toglie la vita. L’anonimato dell’autore è destinato a terminare solo nel 1920 quando un consigliere comunale propone al direttore artistico del Castello Sforzesco di acquistare il quadro. L’affare va in porto per una cifra esigua grazie a una sottoscrizione popolare ma l’opera finirà quasi subito in un sotterraneo sino a che, terminata la seconda guerra mondiale e passato il fascismo, non verrà riesumata ed esposta dapprima Palazzo Marino, poi al GAM e infine al Museo del Novecento, all’ingresso. E da qui è partito il viaggio alla scoperta del patrimonio artistico di Milano: sei capolavori da conoscere perché per progettare il futuro, a volte, c’è bisogno di grandi esempi. Un primo intervento che ha riscosso un lunghissimo plauso. I prossimi appuntamenti.

Sei icone per sei mesi – Sei conversazioni d’arte a Palazzo Marino

Ingresso libero fino a esaurimento posti

6 MAGGIO 2015 ore 21 BEginning
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo raccontato da Stefano Zuffi

3 GIUGNO 2015 ore 21 BEloved
Il Bacio di Francesco Hayez raccontato da Fernando Mazzocca

1 LUGLIO 2015 ore 21 BElong
Sposalizio della Vergine di Raffaello raccontato da Cristina Acidini

4 AGOSTO 2015 ore 21 BEside
Pietà Rondanini di Michelangelo raccontata da Antonio Paolucci

1 SETTEMBRE 2015 ore 21 BEyond
Concetto Spaziale di Lucio Fontana raccontato da Luca Massimo Barbero

1 OTTOBRE 2015 ore 21 BElieve
Ultima Cena di Leonardo da Vinci raccontata da Marco Carminati

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3 comments

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