Il bacio, di Francesco Hayez

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La seconda opera scelta dal Comune di Milano per rappresentare il palinsesto culturale di Expo in città è il Bacio di Francesco Hayez. Questa volta non è bastato arrivare dieci minuti prima dell’orario di inizio della conferenza: Palazzo Marino era talmente affollato da rischiare di rimanere fuori. Eppure il tema deve aver esercitato una sorta di misterioso fascino che ha saputo trasformare il timore in pazienza consentendomi di riuscire a scivolare tra le prime file, per terra, tra gli altri ad ascoltare il racconto. Il quadro rappresenta uno dei gesti più semplici ma allo stesso tempo più significativi dell’intera vita di un essere umano: baciare. Un uomo e una donna vengono colti mentre esprimono sulle labbra i sentimenti del loro cuore. Un solo attimo, fugace e rubato, di amore che diventa simbolo eterno. Un bacio tra i più importanti e riprodotti dell’intera storia dell’arte. Sicuramente, il più romantico. L’autore assiste in vita al successo dell’opera ed è cosciente del fatto che sarà travolto dalla sua popolarità tanto è vero che con una certa insofferenza tenterà di produrre altri lavori che possano riuscire a offuscare l’ardito slancio senza però riuscire a cancellare la forza di quello che nel mentre è diventato manifesto di un periodo storico ed emblema dei valori di un’intera generazione: lottare per la patria a costo della propria vita. Due giovani si abbandonano alla passione prima di separarsi. Lui con tutta probabilità sta partendo per prendere parte ai moti insurrezionali che porteranno all’unità d’Italia. Lei si lascia andare tra le sue braccia promettendo di aspettarlo. E’ possibile che non torni. La scena è ripresa semplicemente ma esprime una notevole intensità emotiva, d’altra parte l’autore è letteralmente ossessionato dal tema del bacio e si cimenta nella sua rappresentazione per quasi tutta la vita senza farsi mancare esercizi piccanti che lo porteranno ad approdare al capolavoro. I volti si fondono. Le mani trattengono. La gamba di lui sostiene. La schiena di lei si inarca. Non si vede bene ma si sente, l’intimità tra due amanti che sono disposti ad affrontare qualunque ostacolo. Intorno, nulla distrae dai protagonisti. Lo spettatore si immerge nel palpito struggente e partecipa all’accorato addio. Nonostante il pericolo ammicchi perfidamente dal basso di una zona d’ombra, prevale il coraggio. La tela va intesa pensando al fatto che molti artisti hanno contribuito con virtuose allusioni alla liberazione della nostra penisola dagli stranieri spronando velatamente all’impegno civile: Francesco Hayez, insieme a Giuseppe Verdi e Alessandro Manzoni, è uno dei massimi esponenti del romanticismo italiano che coincide con il risorgimento. L’opera esposta nel 1859 alla Pinacoteca di Brera impressiona il pubblico. L’ambiente medioevale trae volutamente in inganno mentre in realtà si sta festeggiando la liberazione di Milano dagli oppressori austriaci e l’annessione della Lombardia al regno sabaudo. Un primo grande passo che porterà alla creazione di un’unica nazione congiunta dalle alpi al mare. I colori utilizzati celebrano calorosamente la seconda guerra di indipendenza che viene vinta grazie a un’alleanza tra la Francia e il Regno di Sardegna. Non a caso, esistono tre versioni dello stesso quadro riconosciute. Una in cui la fanciulla indossa un abito in seta azzurro accostato al rosso della calzamaglia e al verde del berretto. Una in cui lei veste di bianco e un’ultima in cui il bianco viene aggiunto attraverso un panno bianco steso sulle scale. Due bandiere si nascondono tra il languore del sipario: blu, bianco, rosso e verde, bianco, rosso. Lo stato italiano è ancora un sogno e il percorso sarà tormentato prima di arrivare all’inclusione di Roma che avverrà solo più tardi nel 1871. Nel mentre, un folto gruppo di giovani eroi pazzamente fiduciosi nell’avvenire aspirano alla libertà e rimangono saldamente aggrappati ai grandi ideali che porteranno alla nuova Italia, indifferenti alla galera e all’esilio. Robusti e sinceri. Dal loro animo nascerà un mondo migliore. Questo l’auspicio criptato. Sigh, sigh, sniff.

Il Bacio di Francesco Hayez (110 x 88) fu realizzato per il conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto e regalato al termine della sua vita alla Pinacoteca di Brera dove è tuttora esposto e dove l’autore ha insegnato dal 1822 in poi.

Sei icone per sei mesi – Sei conversazioni d’arte a Palazzo Marino

6 MAGGIO 2015 ore 21 BEginning
Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo raccontato da Stefano Zuffi

3 GIUGNO 2015 ore 21 BEloved
Il Bacio di Francesco Hayez raccontato da Fernando Mazzocca

1 LUGLIO 2015 ore 21 BElong
Sposalizio della Vergine di Raffaello raccontato da Cristina Acidini

4 AGOSTO 2015 ore 21 BEside
Pietà Rondanini di Michelangelo raccontata da Antonio Paolucci

1 SETTEMBRE 2015 ore 21 BEyond
Concetto Spaziale di Lucio Fontana raccontato da Luca Massimo Barbero

1 OTTOBRE 2015 ore 21 BElieve
Ultima Cena di Leonardo da Vinci raccontata da Marco Carminati

Ingresso libero fino a esaurimento posti

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