I segreti del Castello

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Di solito ci limitiamo a passarci davanti. Un imponente volume marrone che ci scruta severo mentre corriamo da un lato all’altro della città. Affascinante di sera quando è illuminato, autorevole di giorno quando predomina la sua stazza massiccia. L’ho sempre attraversato timidamente, per raggiungere il parco da Piazza Cairoli, pervasa da una sottile sensazione di soggezione. Solo ogni tanto ho osato sostare nei suoi cortili a prendere qualche raggio di sole. Poi, a un certo punto ho deciso di affrontarlo, di espugnare la fortezza, ed è diventato chiaro il motivo del suo aspetto poco invitante. E’ la sua estrazione militare a dissuadere dall’avventura nei suoi segreti. Il passato riesce a trapelare da mura che hanno assistito a secoli di lotte per il potere mentre la mente scivola in cerca di spiegazioni sino al medioevo quando l’Italia settentrionale era divisa in signorie abituate a proteggersi da vicini di casa piuttosto bellicosi. Fu Galeazzo II Visconti deciderne la costruzione, nel 1360. Una roccaforte che avrebbe inglobato la pusterla di Porta Giovia, rivolta a nord ovest, dove ritirarsi in caso di assedio da parte dei franchi. Il Castello conserva la sua funzione difensiva anche durante il dominio del figlio Gian Galeazzo e del nipote Filippo Maria che morì senza eredi lasciando il ducato sotto la minaccia di Venezia. Fu semplice per il più audace condottiero dell’epoca approfittarne. Sprovvisto di sangue blu ma dotato di truppe, Francesco Sforza divenne Duca di Milano nel 1450. Le nozze con Bianca Maria, unica figlia illegittima dei Visconti, gli consentirono anche di appropriarsi dello stemma che gli mancava: il famoso biscione che inghiotte un saraceno. La fortezza fu ampliata sino ad assumere le sembianze di oggi: un enorme quadrato con quattro torri ai lati solo apparentemente cordiale verso il popolo. Ed ecco la facciata interrompersi per lasciar spazio a un ingresso decorato, la porta del Filarete, e le torri rivolte verso la città diventar tonde mentre sul retro, affacciato sulla ex riserva di caccia, la torre Castellana che contiene la Sala del Tesoro e la torre Falconiera che ospita la Sala delle Asse sono quadrate. Per comprendere la struttura interna è utile iscriversi a un giro sulle Merlate e percorrere il camminamento di ronda. Da lassù si coglieranno perfettamente tre spazi: la piazza d’Armi destinata alle esercitazioni, la Rocchetta dove alloggiava la corte e la Corte Ducale che ospitava gli appartamenti nobiliari voluti da Galeazzo Maria, un primogenito raffinato ma dissoluto che pagò a caro prezzo il suo carattere finendo pugnalato. La sua povera vedova tentò invano di contrastare le mire del cognato ma, sebbene visse barricata per anni nella torre di Bona che fece costruire apposta, Ludovico il Moro le usurpò il ducato per poi portarlo al massimo del suo splendore richiamando a corte artisti del calibro di Leonardo Da Vinci e Bramante sino a che un tradimento del castellano gli costò l’invasione francese. Il Castello perse per sempre gli antichi sfarzi e si trasformò in una caserma, dove alloggiarono eserciti spagnoli, asburgici e napoleonici sino a devastarlo che se non fosse per il restauro filologico del Beltrami, terminato nel 1905, non avremmo più traccia delle fattezze originali. Una ricostruzione talmente minuziosa che merita qualche ora del nostro tempo anche perché le soprese possono essere tante. Il camminamento coperto, per esempio. Un insieme di vie di fuga sotterranee che servivano anche per raggiungere alcuni punti nevralgici della città tra cui Santa Maria delle Grazie. Un tuffo nella storia che riesce in parte ad arginare quel senso di non appartenenza tipicamente contemporaneo. Evidentemente camminare su un terreno poco conosciuto può generare ansia e ritrovare qualche radice in fin dei conti è curativo. Ora non mi resta che aspettare l’uscita di Storia segreta di Milano dell’amico Paolo Sciortino perché partirà proprio dal blasone visconteo per addentrarsi nelle trame di palazzo e il bar previsto per Expo 2015 per bermi uno champagne in ambienti che tutto sommato ingiustamente trascuriamo.

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