La Triennale di Milano, ginnastica mentale

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Nutrire il pianeta, Energia per la vita’: prima tappa a Milano in Triennale, l’unico padiglione di Expo in città, per esplorare il rapporto tra uomo e cibo dall’anno della prima Esposizione Universale di Londra del 1851 a oggi laddove si tratta della prima volta in assoluto che il Palazzo dell’Arte apre per un’unica grande mostra con Arts & Foods che occupa quasi 7.000 metri quadrati a dimostrazione di un’atavica capacità della fondazione di trasformare i suoi spazi mutanti per attingere da tutte le arti senza soluzione di continuità e confermare una profonda vocazione a costituire polo di riferimento culturale per la progettazione del futuro. Meta obbligatoria per la ricerca di stimoli, La Triennale continua a splendere di luce propria e naturale con oltre 50 eventi l’anno e un palinsesto che dal restauro di Michele De Lucchi in poi è sempre più ricco per invitare il pubblico a fluire liberamente tra le ariose sale da mattina a sera inoltrata lasciandosi ispirare da un luogo concepito apposta per innescare un confronto su tutto ciò che ruota intorno al design. Mai come in questo caso un edificio nato con una precisa funzione è riuscito a diventare esempio concreto di cosa significhi un progetto ben riuscito. Era il 1933 quando grazie a una generosa donazione del senatore Antonio Bernocchi inaugurò una sede permanente per l’Esposizione triennale delle arti decorative e industriali moderne e dell’architettura moderna. Nuovi materiali e nuove tecnologie consentivano da fine ‘800 di pensare a soluzioni sino ad allora inconcepibili pertanto il Palazzo dell’Arte va inteso prima di tutto come contenitore simbolo di un importante momento di transizione in cui la città passava dal vecchio al nuovo, dal classico al moderno. I retaggi artigianali cedevano il passo a spinte avveniristiche e la rivoluzione industriale in atto costringeva a riflettere sul rapporto tra arte, impresa e società all’interno di un dibattito molto acceso in tutta Europa: il timore era che la produzione in serie portasse a una degenerazione del gusto e che l’oggetto di uso pratico diventasse un bene di largo consumo rischiando di far perdere per sempre la bellezza dei prodotti artigianali. In questo senso La Triennale nasce per interrogarsi sulla forma dell’utile tenuto conto che la storia del design coincide con la storia della cultura umana nel momento in cui non può prescindere dagli stili di vita di un determinato periodo. La risposta italiana al grande quesito è specchio di una visione unitaria: tutto ciò che porta dall’ideazione alla produzione è progetto pertanto le arti decorative non sono un atto minore ma un’estensione delle più nobili arti figurative ed ecco spiegato l’approccio interdisciplinare di un luogo che ha visto alternarsi i più importanti designer e architetti del XX secolo su temi che si sono mescolati allegramente: architettura, urbanistica, artigianato, produzione industriale, moda, arte e comunicazione. E se da principio era lecito chiedersi cosa fosse il design italiano, oggi la domanda diventa cosa disegnare quando tutto è stato fatto posto che sono gli obiettivi a cambiare nel tempo. Dalla velocità, leggerezza e movimento dei futuristi per esempio si passa alla semplicità, intelligenza e condivisione degli svedesi per arrivare a valori più contemporanei come la durata, la biodegradabilità e la flessibilità. Mentre una volta era sufficiente sognare di perfezionare la realtà, oggi bisogna dimostrare una certa responsabilità perché è tempo di rigetto del superfluo, di risparmio delle risorse e di progetti utili. Completano il quadro un teatro dell’arte appena restaurato, un museo del design, una biblioteca del progetto, un bookstore, un designcafè, un salone d’onore e una terrazza che dialoga dall’alto serenamente con l’eredità più nobile della nostra città: Castello Sforzesco, Duomo, Arena Civica e Arco della Pace. E allora forse aveva ragione Giovanni Muzio ad andare fuori scala deformando le proporzioni per approdare a un palazzo stravagante che intreccia riferimenti romani con memorie rinascimentali senza mancare di alludere al razionalismo. Il risultato è così simpatico da andare d’accordo con tutti i presenti: Gio Ponti con la Torre Littoria, De Chirico con i Bagni Misteriosi, Burri con il Teatro Continuo e César Pelli con le Torri Unicredit. Ecco dove sta la poesia. Allo stesso tempo, il visitatore scivola tra linee essenziali, secche e prive di decori che gli consentono di gustare senza ostacoli le esposizioni proposte con la possibilità di una pausa caffè con vista sul parco o di una serata danzante sul tetto. Decisamente uno dei miei posti preferiti in città.

MOSTRE IN CORSO

Arts & Foods, rituali dal 1851
9 aprile 2015 – 1 novembre 2015
Cucine & Ultracorpi – VIII Edizione Triennale Design Museum
9 aprile 2015 – 21 febbraio 2016
Il nuovo vocabolario della moda italiana
novembre 2015 – marzo 2016
Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana – V Edizione
dicembre 2015
Design after design – XXI Triennale International Exhibition
2 aprile 2016 – 12 settembre 2016

PROVATE A IMMAGINARE IL MONDO SENZA MUSICA E DECORAZIONI…


TEATRO DELL’ARTE RESTAURATO – OPENING APRILE 2015DJ BARNABA FORNASETTI – TRIENNALE DI MILANO

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