It’s street art time, baby

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E’ giunto il momento: Milano sdogana definitivamente la street art portandosi al pari di altre città europee come Berlino, Barcellona e Londra e si accorge che dalla strada possono arrivare talenti. Uno tra i più importanti fenomeni artistici di inizio secolo viene ancora guardato con sospetto da chi teme l’ennesimo atto vandalico. Eppure c’è una bella differenza tra lo scarabocchio di un teenager e l’esigenza di espressione di un artista. Ora sembrano saperlo anche le istituzioni che approfittano di una creatività fino a ieri senza committenti per valorizzare la città e portare bellezza sul territorio mettendo a disposizione sempre più pareti su cui dar libero sfogo alla fantasia. Il movimento nato per contestare il sistema guadagna sempre più consensi e ottiene spazi prestigiosi anche all’interno di note gallerie. L’urlo da luoghi dimenticati diventa decorazione. La manifestazione illegale si trasforma in festa urbana con fronde che abbandonano la bomboletta per l’installazione e lo stencil per la pittura su vetro. Sarebbe molto più corretto parlare di urban art, a questo punto. Sono bastati 30 anni per passare dal graffitismo americano dei ghetti a un Banksy con quotazioni da capogiro nelle aste internazionali. Un gesto sincero che evidentemente è piaciuto. L’idea di interrompere il grigio metropolitano con il colore in effetti ha il suo perché. Vero è che l’obiettivo originale era provocare l’ignaro cittadino con messaggi sparsi a sorpresa sul suo tragitto per invitarlo a riflettere ma oggi un museo a cielo aperto serve. La visual guerriglia può anche aiutare a migliorare la qualità della vita, riqualificare scorci, delineare prospettive altre. Critica, denuncia e dissenso si possono convertire in arte di quartiere a diretto contatto un pubblico che scorre, si muove, forse è distratto. Dal lettering allo stile per approdare all’opera. Siamo nel 2015. Ecco la differenza tra stupidera di adolescenti ribelli e ciò che ha significato contemporaneo. Tra le tante declinazioni, però, una motivazione. Lasciare tracce umane là dove c’era il vuoto. Finestre. Esperimenti che appartengono a tutti e che si nutrono dell’ambiente circostante. La street art è un atto di amore. Un’esigenza atavica di marcare il territorio come quando in montagna si arriva in vetta. Un desiderio segreto. Una firma criptata. Una galleria popolare. In fin dei conti Milano è piena di angoli ciechi frutto della speculazione edilizia. Di chi è la strada: mia o tua? Perché non posso contestare un luogo brutto se sono costretto a viverci. Il disagio può essere espresso. Deve trovare uno sfogo. Qualcuno potrebbe persino non tollerare il posacenere scaricato da un SUV sul marciapiede o la volgarità di un annuncio commerciale che costringe a guardare due tette. Cos’è l’estetica? Decidiamolo insieme. Facciamo parte di un sistema. Siamo connessi nella metropoli e sul pianeta. CHAINED. Legati anche se diversi. L’Hangar Amari ospita 9 street artist di fama mondiale chiamati a esprimersi sul tema della nutrizione. Non troverete fiorellini o campi di grano. No. La sensazione è piuttosto inquietante, a dire il vero. D’altra parte era difficile pensare che andasse diversamente. Soli, imbruttiti, avidi, sordi e tristi procediamo verso un futuro che non promette niente bene. 2501 risponde con prospettive allucinogene. Borondo con ritratti rassegnati. Sam3 con ombre enigmatiche. Edoardo Tresoldi con un desiderio di fuga. Max Rippon con scritte incomprensibili. C215 con la poesia. BR1 con l’immancabile immigrato che cerca una comprensione che non verrà concessa. Sten e Lex tacciono ma le loro sfumature ci osservano. Atomo avverte: il contatore ci sta misurando. Qualunque cosa decidiamo di fare. Nel mentre, si colorano di murales Quarto Oggiaro, la Bicocca, Via Dante, Corso Garibaldi con un live show di Boero, l’Ippodromo con la terza edizione di Street Players e il Gaetano Pini festeggia 140 anni con disegni sui muri. Il Comune assegna 100 muri a chiunque voglia esprimersi senza offendere gli altri e la linea di demarcazione c’è: arte versus teppismo. I fogli bianchi con tutta probabilità attireranno chi ha qualcosa da dire mentre i ragazzini continueranno a provocarci. Ogni scritta ha il suo perché. Da quando seguo il tema, gli sgorbi diventano domande sullo status dei famigerati autori. Sorrido. Non esiste la città perfetta.

CHAINED – Fino al 31 LUGLIO 2015

Hangar Amari – Via Michele Amari 18, Milano

Instituto Cervantes – Via Dante 12, Milano

100 MURI PER LA STREET ART – COMUNE DI MILANO

Uno speciale grazie per aver prontamente risolto tutti i miei dubbi sul tema a Maria Carmela Rozza, Assessore Lavori Pubblici e Arredo Urbano del Comune di Milano, e ad Atomo Tinelli, il primo urban artist italiano nonché milanese doc.

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