Famolo, Ciclosfuso

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C’erano una volta dei laureati in economia e commercio che alla soglia dei 40 anni scoprirono di essere infelici. Avevano studiato tanto per entrare il qualche nota società di marketing e nella maggior parte dei casi avevano pure ottenuto posizioni di prestigio accompagnate da lauti stipendi. Solo che non avevano tempo di spendere il denaro guadagnato e di stare in famiglia con il risultato di arrivare a sera stanchi e avviliti. E fu così che un giorno decisero di darci un taglio. Meglio dedicarsi a qualcosa di più soddisfacente. Gianluca si ricordò di una vecchia fotografia: i nonni andavano a comprare vino sfuso in bicicletta. Decise di ricostruire quella scena precisamente com’era finendo per unirsi a un coro di persone nate negli anni ’70 e dintorni sempre più nutrito e intenzionato a recuperare parecchie sane abitudini che stavamo perdendo per sempre. Il passato, in realtà, ha ancora tanto da insegnarci. Negli ultimi 50 anni, per esempio, ci siamo convinti che il miglior mezzo per attraversare la città sia l’auto quando non è affatto così. Sulle brevi distanze la bicicletta è ancora vincente mentre sulle medie il meglio è il treno. Pensando al futuro, è chiaro che dovremmo puntare su soluzioni sostenibili soprattutto tenuto conto del fatto che la maggior fonte di inquinamento atmosferico urbano è proprio il traffico veicolare, il rumore nuoce al nostro benessere, il costo complessivo di una vettura è esagerato, un posto macchina potrebbe ospitare 20 biciclette e la velocità delle due ruote non può avere rivali. Congestione, multe, stress. Propendiamo per una mobilità inefficiente quando il trend da seguire sarebbe quello dei comuni dove il 30% degli spostamenti avviene grazie ai pedali. I fanciulli di Ciclosfuso, sulle prime guardati con sospetto dai genitori, in realtà hanno ragione: bisogna investire su settori in crescita. Il numero di biciclette vendute supera il numero di auto immatricolate dal 2011 e, dal 2012, 26 paesi su 28 in Europa vendono più bici che macchine con un’Italia in pole position sulle esportazioni verso Francia, Spagna e Germania e una filiera nazionale che comprendendo riparazione, noleggio e accessori dà lavoro a 3025 imprese di cui il 70% sono artigianali e non conoscono concorrenza perché nonostante sul fronte mass market insistano anche gli asiatici, sull’high tech il nostro paese continua a rappresentare l’eccellenza. Quindi, sebbene assestati su una media locale di utilizzo della bici del solo 6% contro una media europea del 8%, dovremmo ispirarci a Shangai che raggiunge punte del 70%, Amsterdam con il 27%, Copenaghen con il 23%. Milano sarebbe perfetta per muovere le chiappette: clima mite per la maggior parte dell’anno, dimensioni ridotte e pendenze quasi a zero! Vero è che Amsterdam possiede 400 km di ciclabili mentre Copenaghen ne vanta 300 ma è questione di cultura e organizzazione dei gruppi di pressione che qui dormono mentre la lobby degli automobilisti si scatena laddove la maggior parte degli europei concorda sul fatto che i ciclisti dovrebbero beneficiare di trattamenti preferenziali. Non vale controbattere il lavoro ne uscirebbe penalizzato: il 56% di chi usa la macchina lo fa per distanze inferiori a 5 km, il 30% percorre meno di 2 km e il 51% del trasporto merci non supera i 7 km con 200 kg di peso. Anche larga parte di questo traffico potrebbe essere risolto con bici da carico. Nemmeno l’equazione vitalità delle imprese commerciali uguale accesso in auto è valida. Dati alla mano, la redditività dei negozi dipende dalla qualità dell’ambiente. Pertanto, le piste davanti alla Triennale non sono follia ma progresso. Chi non ha tempo di muoversi, potrebbe sfruttare i tragitti logistici per praticare un po’ di sport: tutta salute, circolazione ed endorfine. Non è un’idea hippy ma una risposta avanzata al quesito dei trasporti in città. Meno smog. Più vento tra i capelli. Scorci inediti a un ritmo naturale per l’uomo. Persino la sede di Ciclosfuso è stata scovata parlando con il panettiere di zona. I bike user sono in aumento e diventano necessari interventi che favoriscano la loro virtuosa presenza. E fu così che Gianluca, Matteo and Family ritrovarono la felicità. Oggi vendono biciclette italiane e le riparano, commerciano vino sfuso acquistato da piccoli produttori scelti a prezzi competitivi per la gioia di Carlo Petrini e giacché offrono anche olio, qualche delicatezza enogastronomica e piatti freddi su un comodo tavolone di legno rigorosamente da condividere. Intorno al locale si è creata piccola community che appoggia la filosofia. Nel mentre, crescono cicloturismo e bike sharing. Ultima buona notizia: una bici ce la possiamo permettere tutti! Ciclosfuso. Via Vigevano 43, Milano. Aperto dalle 10 alle 21. Ingresso dell’officina da Via Sartirana. Il gusto di riparare la bici mentre sorseggiate un buon vino.

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