Perdersi nel Duomo

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Abbandonarsi a una lunga passeggiata all’interno della cattedrale di Milano significa perdersi tra 7 secoli di storia della nostra città per incontrare tutti coloro che hanno partecipato alla sua costruzione e scorgerne con calma gli infiniti segreti. Di primo impatto il Duomo, con la sua imponenza, suscita una certa soggezione. Basta, però, prender confidenza e trovare il tempo per sostare all’ombra dei suoi 52 piloni per accorgersi dell’intensa vita che popola questa specie di foresta pietrificata che rappresenta, di fatto, la seconda chiesa più alta del mondo. E’ un mistero di cosa discutano gli animati capannelli accomodati tra le sue navate mentre turisti da tutto il mondo si muovono in lungo e in largo tra gli immensi spazi di questo luogo di culto. Lasciando correre lo sguardo sino all’abside si scorgerà la sagoma di un sole raggiante sul rosone centrale a simboleggiare la vittoria della luce sulle tenebre e quindi la salvezza dell’essere umano, rappresentata peraltro da tutte le storie pubblicate sulle altissime vetrate istoriate. Sulla controfacciata, invece, splende la figura della Vergine a cui è dedicata l’intera chiesa, in piena tradizione gotica. Eh sì, perché il nostro Duomo è uno dei rari esempi di tardo gotico della nostra penisola a dimostrazione di una precisa intenzione del buon Gian Galeazzo Visconti di aderire all’avanguardia dell’epoca per importare dal Nord uno stile che rompe con il romanico e creare una struttura in marmo, di Candoglia, spiccatamente protesa verso l’alto e illuminata da delicati raggi cangianti che filtrano dall’esterno. Una scelta dirompente per il 1386 quando iniziano i lavori che ha comportato una collaborazione internazionale per veder nascere quello strano incrocio che in seguito verrà definito fiorito. Completare l’opera, ha richiesto secoli ed è per questo che andrebbe riletta e onorata. Popolo, aristocratici, devoti, ecclesiastici, artisti, scalpellini, carpentieri, muratori si sono susseguiti nel nutrire questo monumento vivente che ancora oggi viene arricchito di personaggi che a vario titolo sono degni di apparire tra i santi, profeti, patriarchi, condottieri, sibille, martiri e serafini rappresentati nel nostro, non a caso, più importante simbolo. Ognuno di noi potrebbe trovare il suo protettore sbirciando tra i pinnacoli: da San Genesio patrono degli artisti a San Vittore, patrono dei prigionieri. Ho scelto San Gabriele, patrono della comunicazione, per non sbagliare senza dimenticare che la più potente custode della nostra città è la Madonnina che guardiamo troppo distrattamente dimenticando di chiederne il sostegno. Forse pensiamo di essere molto forti, chi lo sa. Il Duomo, in ogni caso, con le sue 5 navate, 5 portali di bronzo, 135 guglie, 164 finestroni, 3400 statue ci racconta tutta la storia del cristianesimo e dei nostri predecessori. Un cantiere permanente che viene monitorato, mantenuto e ristrutturato dalla Veneranda Fabbrica sin dalle origini a dimostrazione ancora una volta dell’incredibile operosità dei milanesi. Ultima cosa. Le terrazze sono praticabili, un’eccezione, e nei giorni tersi da lassù camminando tra gattoni, falconature e archi rampanti si gode un incredibile panorama. Le mostruose figure zoomorfe che sporgono dai doccioni da cui defluisce l’acqua piovana servono a scacciare gli spiriti maligni. Un piccolo riferimento a Halloween, festa celtica, che da qualche anno anche noi abbiamo iniziato a festeggiare. Milano è crocevia e lo sguardo corre da sempre lontano.

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