Una visione, il Parco Sempione

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Il milanese di solito ci entra di fretta per poi esser costretto a rallentare il passo dalle piante che con il loro benvenuto invitano a dimenticare la frenesia della città insieme ai rumori del traffico mentre i turisti generalmente temporeggiano nel nostro Parco Sempione. ‘I giardini sono regali che i padri preparano ai figli e ai nipoti, perché chi pianta datteri non mangia datteri’. Un buon motivo per gustarseli questi preziosi doni, quando invece sono le abitudini a prevalere: a Milano ci si abbandona difficilmente al relax. Gli impegni di lavoro sono da sempre al primo posto nonostante il contatto con la natura sia fondamentale: il verde è la prima risposta allo stress nonché uno dei primi indicatori di qualità della vita. Spazi aperti, silenzio e aria pulita migliorano il benessere. Non a caso, il paradiso è un giardino. La vegetazione, dunque, non costituisce un mero orpello o una decorazione ma è un elemento indispensabile della città moderna. Un’affermazione che sembra assolutamente logica quando si tratta di una verità piuttosto recente, sensata solo da fine ottocento quando la campagna con le sue ville si è trasferita in centro ed è nata l’esigenza di luoghi di ristoro urbani. Diamo per scontato, quindi, di avere a disposizione un’oasi di pace e tranquillità a pochi passi dal Duomo che nemmeno usiamo sebbene l’area dietro al Castello sia scampata per puro miracolo alla speculazione edilizia dell’inizio del secolo scorso e la possibilità di passeggiare nella ex riserva di caccia degli Sforza e dei Visconti sia di fatto una fortuna. Il paesaggio che vediamo oggi non coincide precisamente con il panorama dei nostri antenati. Qui una volta era pieno di boschi, fagiani, lepri, cervi, cinghiali e persino animali esotici. Poi, orti e frutteti. Ancora dopo, una piazza d’armi costruita da Napoleone insieme all’Arco della Pace sull’asse del Sempione per accogliere i francesi con un monumento all’altezza degli Champs-Élysées. La storia è lunga prima di arrivare a un parco pubblico. Bisogna aspettare l’unità d’Italia e il 1887 per vedere l’architetto Emilio Alemagna demolire la fortificazione della ghirlanda, i fabbricati militari e le scuderie per far posto a un poetico giardino all’inglese. E qui viene il bello perché questo progetto è frutto di una visione romantica. Le forme geometriche, le siepi regolari e le aiuole ordinate tipiche della tradizione italiana sono state sostituite da curve sinuose in modo da non riuscire mai ad avere una percezione dell’insieme e suscitare emozioni durante il percorso. Una novità per l’epoca introdotta dal conte Ercole Silva con un trattato del 1801 che descrive minuziosamente come dovevano essere concepiti questi spazi ameni con alcuni passaggi che oggi fanno sorridere: ‘I giardini debbono avere zone d’ombra a ogni ora del giorno e altre assolate per i periodi invernali. E’ importante la varietà degli ambienti: viali larghi alternati a sentieri tortuosi che si insinuano nel folto della vegetazione, panchine, strutture negli angoli più suggestivi, aree attrezzate per giochi ginnici e corse. (…) Essendo pubblici, debbono rispondere alle esigenze di tutti i frequentatori: madri con bambini, artisti che si debbono ritemprare spiritualmente, giovani che possano sfogare nella ginnastica l’esuberanza fisica, ragazze che dolcemente si abbandonano alle sensazioni fisiche che la natura sprigiona. (…). I giardini temperano i travagli della giornata, risvegliano sentimenti aggradevoli, rimuovono il cittadino da divertimenti più ignobili e pericolosi, lo avvezzano a trattamenti migliori, all’uso di una sociabilità più dolce’. Ed ecco un laghetto irrompere dal cannocchiale tra il Castello e l’Arco, un belvedere sorgere tra le masse erbose e una serie di sorprese animare i cespugli: l’Arena voluta da Bonaparte, l’Acquario dell’Esposizione Internazionale del 1906, la fontana dell’Acqua Marcia, La Triennale. La nota ‘casa del design’ è da sempre in costante dialogo con il parco tanto da averci lasciato come eredità numerose tracce delle passate edizioni sparse tra le chiome degli alberi: la Torre Littoria di Gio Ponti, i Bagni misteriosi di De Chirico, la Biblioteca di Silvio Longhi e Ico Parisi. Bene, ora avete a disposizione un kit completo che vi consentirà di perdere tempo nel verde del Parco Sempione senza rimorsi. Slow Town vi augura una piacevole passeggiata.

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10 comments

      • Na Zion sei Dank hab ich den dritten Teil nie gesehen, sehe lieber z.B. “Die tausend Augen des Doktor Mab8se&#u221;, frisch aus dem Deutschen Reich – Und Neo ist ein Blender, dieser wie jener.

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