Save the Green, Expo 2015

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Ed eccomi alle prese con la missione praticamente impossibile: andare a scovare quei famosi contenuti Expo 2015 che renderebbero l’Esposizione Universale davvero utile per trovare le soluzioni alimentari del futuro e approfittare dell’occasione per trattenere dall’evento quell’eredità colturale tanto cara a Petrini che poi, anche ammesso e non concesso, che non tutti i paesi abbiano interpretato il tema alla lettera, sarebbe corretto sondare bene i messaggi trasmessi prima di emettere giudizi vaghi magari senza nemmeno aver percorso il sito lentamente, l’unico modo per capirci qualcosa sul serio.

14 giorni lungo il decumano alla ricerca di segnali: considerati 52 padiglioni presenti senza contare i Cluster, l’Italia, Slow Food e il Vaticano – che lato mio meritano un approfondimento particolare – farebbero 3,6 padiglioni al giorno. Infattibile. L’ho capito da subito quando sono arrivata alle 13:30 e alle 18:00 non avevo scritto nemmeno una riga: un caldo assurdo, le pagine del quaderno che mi si appiccicavano alle mani e troppi stimoli. Per fortuna è arrivato il fresco e speriamo duri. Ci provo.

IRLANDA – Capitale: Dublino
2.-non-calpestare
Il primo padiglione che si incontra entrando da Rho è quello dell’Irlanda. No, non è particolarmente scenografico, anzi. E’ un padiglione denso di contenuti perché si dà il caso che la famosa isola color verde smeraldo abbia l’obiettivo di diventare leader mondiale nella produzione sostenibile di alimenti e bevande e non sia nemmeno lontana dal riuscirci. Ohibò. No, non è un caso. L’Irlanda, dall’alto dei suoi mari del nord, gode di un clima temperato e molto piovoso che origina paesaggi agricoli particolarmente rigogliosi e panorami incredibili fatti di sconfinate pianure che ospitano cottage adagiati sui prati e immense vallate con antichi pub nascosti tra le colline dove ancora scorrono suggestive leggende. Un paese vocato naturalmente alla coltivazione con una qualità della vita tra le più alte del mondo e una lunga tradizione che continua a ispirare i suoi abitanti. Il terreno di questo stato è coperto per l’80% da pascoli che vantano il tasso di crescita di erba più alto dell’intero emisfero settentrionale: il bestiame qui può pascolare per 300 giorni l’anno e nutrirsi di erba al 90%. Notizia non da poco considerato l’allarme lanciato dai nutrizionisti sulla scarsa qualità della carne generalmente in circolazione. 140.000 aziende agricole familiari, per cui il 90% del totale, ha spontaneamente aderito a Origin Green, un programma di sviluppo sostenibile nazionale che prevede controlli nelle fattorie ogni 18 mesi sui più importanti indicatori che misurano l’impatto ambientale: tracciabilità, sicurezza, utilizzo di acqua, benessere degli animali, efficienza delle risorse, produzione dei rifiuti, preservazione della biodiversità, emissioni di anidride carbonica. Detta così sembra un po’ asettica ma se tutti i paesi puntassero al 100% di sostenibilità delle filiere alimentari, avremmo risolto in larga parte il problema. Il clima non si può di certo importate ma magari potremmo esempio da un paese strenuamente impegnato sul fronte ambiente nella produzione agricola e non solo. L’Irlanda è anche leader nell’acquacoltura biologica: ciò significa che vanta un pesce di allevamento in ottima salute. Buono a sapersi. Stop. Questo è tutto dal padiglione Irlanda.

NEPAL – Capitale: Katmandu
3. chattar
Dall’Irlanda si passa al Nepal – sempre percorrendo il decumano dal Padiglione Zero alla Collina Mediterranea mantenendo la destra. Il messaggio diffuso si percepisce già dal padiglione precedente: una musica da meditazione riempie l’aria invitando al rilassamento. L’ospite è indotto a salire verso un tempio centrale come se stesse praticando trekking sotto la gigantesca catena dell’Himalaia e può metaforicamente scorgere da lontano la cima più alta del mondo a cui è dedicata la pagoda: l’Everest, dimora della Grande Dea Madre secondo le credenze. Il padiglione del Nepal è di fatto un’invocazione. Un’esortazione al rispetto della Natura che ci nutre e delle regole universali del dare e dell’avere. La religione induista e buddista comandano di non distruggere nulla e gli stupa con le loro preghiere appese al vento simboleggiano l’illuminazione. Pertanto, questo piccolo paese prevalentemente montuoso e sicuramente sostenibile perché quasi completamente dedito all’agricoltura con rari esempi di industria e terziario, richiama la nostra attenzione sull’importanza di preservare quanto ci circonda e l’acqua in particolare, sorgente di fertilità e di benessere per gli esseri umani. Tradizione vuole che l’arrivo dei monsoni venga ancora salutato dalla Kumari, la bambina divinità vivente che esce di casa solo in circostanze speciali. Il Nepal è un paese ricco di biodiversità che alterna foreste tropicali a una vegetazione alpina. Alcune delle sue piante rare coltivate ad alta quota sono ricche di ingredienti naturali che potrebbero arricchire qualunque dieta contribuendo a garantire il sostentamento anche delle popolazioni più povere. Il pianeta è considerato sacro alla stregua di un essere vivente. Il padiglione, invece, è stato costruito da famiglie che hanno intagliato centinaia di segmenti lignei per 5 anni ed è in vendita a fine esposizione. Roba da pensarci bene perché queste strutture sono costruite per portare la pace nel mondo con chattar che spargono in cielo inesauribili benedizioni. Sono fonte di tranquillità, felicità, prosperità ed esercitano funzioni benefiche sull’energia cosmica. Wow! Considerato che sono stata seduta almeno otto ore sulle sdraio intorno al cerchio che rappresenta il raccolto, direi che ho fatto il pieno di vibrazioni positive.

SUDAN – Capitale: Khartum
padiglione-sudan
Il Sudan con grande rammarico devo saltarlo perché sono già in ritardo sui tempi che mi ero data ma voglio sottolineare solo un particolare che mi ha colpito. Il padiglione rappresenta un nucleo abitativo tipico sudanese: la casa nubiana che si sviluppa su un solo livello per mantenere una connessione massima tra interno ed esterno. Non sarà mica colpa anche di tutti questi grattacieli che abbiamo perso una sana relazione con l’ambiente?

 

 

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