Lobe City e Bambù, Expo 2015

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Il viaggio sul decumano di Slow Town continua, con estrema calma. In realtà, scoprire cosa stanno dicendo i paesi presenti a Expo 2015 sul tema della sostenibilità alimentare è estremamente impegnativo sia per la complessità dell’argomento in sé sia per la difficoltà di reperire materiale davvero esaustivo. Ieri, la responsabile delle relazioni con la stampa di uno dei padiglioni che ho visitato mi ha detto le installazioni dovrebbero essere auto-esplicative. Mi spiace ma non è così. Capire è un lavoro, come sempre.

BELGIO – Capitale Brussels
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Il Belgio parte dall’assunto che la crescita demografica mondiale porterà inevitabilmente a una situazione critica sia di eccessivo sfruttamento delle risorse disponibili sia di surriscaldamento climatico pertanto si concentra come primo passo sul trovare un modello di sviluppo urbanistico sostenibile che possa arginare il problema visto che, come risaputo, tenderemo sempre di più a concentrarci in megalopoli cementifere che poi di fatto costituiscono una delle primarie cause di dissesto ecologico: le città a planimetria concentrica tanto diffuse nel passato non sono affatto efficienti dal punto di vista energetico. Pensando, dunque, al futuro, la migliore soluzione per pianificare la crescita di una città pare che sia costituita dalla Lobe City, un concetto che risale all’inizio del XX secolo e già applicato a Colonia, Copenhagen e Amsterdam, che prevede di ridurre lo stress termico urbano attraverso ‘semplici’ accorgimenti: prevedere quartieri interconnessi da interrompere profondamente con corridoi verdi e blu in modo da creare flussi di aria fresca che riescano ad abbassare le temperature nel momento opportuno. I palazzi, invece, dovrebbero rispettare i principi bioclimatici base messi in scena dal padiglione belga che, in pratica, non rappresenta nient’altro che questa idea su piccola scala: edifici compatti e collegati, interrotti da aree vegetali, orientati in modo da fruttare la luce naturale, dotati di ampie vetrate, isolati efficacemente e autonomi punto di vista energetico senza escludere l’utilizzo di coltivazioni in pieno centro estese in verticale in modo da ‘risparmiare’ terra. Sì, pertanto, a tecnologie alternative per la produzione alimentare: l’acquaponica, per esempio. Un misto tra acquacultura e idrocultura che, in brevissimo prevede di sfruttare le feci, ovviamente trattate, di pesci allevati in vasca per nutrire le piante sovrastanti ma sì anche agli insetti che sono una sorgente proteica a bassissimo impatto ambientale e all’utilizzo di piante selvatiche visto che su 300.000 specie vegetali disponibili ne sfruttiamo solo 200 quando solo il 4% è tossico. La biodiversità, insomma, può regalare grandi sorprese e le possibilità per approdare a gustose e appetitose ricette sono infinite. Peccato che il Belgio non abbia potuto portare sul sito prodotti a base di farina di insetti visto che si tratta di uno dei primi paesi Europei ad averne autorizzato la distribuzione nei supermercati. D’altra parte, in Italia questa ‘pratica’ è ancora vietata, quindi dovremo aspettare settembre per degustare il cibo del futuro, sempre che arrivino i debiti permessi. Nel mentre, possiamo consolarci con le specialità di questo piccolo ma avanzato paese orgoglioso dei suoi prodotti tipici: patatine fritte, birra, cioccolato, cozze e diamanti. Assaggerò gli ultimi, magari sull’anulare sinistro. Grazie, scherzo. Avanti con il prossimo paese.

VIETNAM – Capitale: Hanoi
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Il padiglione del Vietnam si concentra su due concetti portanti: il fior di loto e il bambù. Il primo è un messaggio di fiducia nel futuro: la pazienza può tramutare le difficoltà in opportunità come previsto dalle più diffuse religioni orientali che fanno di questo delicato fiore un simbolo dal significato profondo. Una speranza, dunque, portata sul sito da un paese martoriato da guerre e sconvolgimenti politici che ne hanno ostacolato lo sviluppo per anni ma che oggi può vantare finalmente un’economia florida basata in larga parte sull’agricoltura che ne fa il secondo esportatore di riso al mondo e il secondo produttore di caffè. Forse allora è proprio vero che dalle acque torbide e fangose di uno stagno, dalla sofferenza e dalla mancanza di luce, può emergere la bellezza e che perseverando in un ambiente avverso, persistendo negli sforzi, affermando la parte migliore di se stessi, si può aspirare a crescere e germogliare sino a schiudere i propri petali per splendere al sole. Un prezioso insegnamento buddista, insomma, che male non ci fa, anzi: la mente dell’uomo virtuoso può illuminarsi. Evviva. Secondo concetto portante del Vietnam: il bambù che, come anticipato dall’architetto che ha progettato il sito – Vo Trong Nghia – utilizzandolo come elemento principale, è l’acciaio verde del XXI secolo: la graminacea sempreverde diventa materiale ecologico del futuro perché è una risorsa rinnovabile che si rigenera molto velocemente dato che cresce sino a 60 centimetri al giorno senza bisogno di antiparassitari. Naturale, biodegradabile, capace di assorbire molto più efficacemente di altre piante anidride carbonica e di sostenere una compressione di peso doppia rispetto al cemento, antibatterica, ottimo isolante termico, molto resistente al fuoco, leggera, resistente, versatile, flessibile, dotata di lunghe radici che impediscono frane. Non siamo abituatati a prenderla in considerazione nel campo dell’architettura ed vero che sarebbe un argomento più degno di MadeExpo ma è giusto sapere che si tratta di una fibra già largamente utilizzata nel settore tessile, nell’arredo e nell’edilizia. Magari per il prossimo parquet potremmo pensarci visto che costa meno del legno. Il bambù, nelle foreste caldo umide del Vietnam, raggiunge facilmente 40 metri di altezza e 30 centimetri di diametro tanto è vero che i paesi orientali lo sfruttano per impieghi strutturali e costruzioni antisismiche sin dall’antichità. Nulla ci vieta di allinearci tanto più che potrebbe essere coltivata ovunque anche se non è al 100% commestibile. Well done, Vietnam!

AZERBAIJAN – Capitale: Baku
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Ecco, l’Azerbaijan è uno di quei paesi più orientato a presentare sé stesso e la propria cultura e tutto sommato fa bene perché è relativamente sconosciuto quando non solo ha una storia di tutto rispetto ma è destinato a diventare sempre più protagonista nelle economie occidentali visto che è un grande esportatore di petrolio ed è destinato a diventare anche uno dei primari fornitori di gas naturale per l’Europa grazie alle imponenti infrastrutture attualmente in costruzione che porteranno questa risorsa dagli enormi giacimenti della terra del fuoco a noi passando per la Turchia. Meglio familiarizzare or dunque un paese che rappresenta da sempre un crocevia tra l’Europa e l’Asia e che nell’antichità costituiva una delle più importanti tappe sulla via della seta. Sembra che i paesaggi montani del Caucaso siano meravigliosi e che i suoi vasti parchi nazionali vantino meraviglie naturali uniche. Da conoscere. Il turismo verso questa destinazione è in crescita e molto promosso dal governo locale.

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