Api e Agricoltura, Expo 2015

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Nonostante la stanchezza, proseguo. Mi manca il mare, sinceramente, ma non sono nemmeno a metà del decumano sul lato destro, per cui è troppo presto per arrendersi. Nel mentre, mi sto facendo una cultura sul mondo: viaggio a Milano quest’anno, insomma. Le code sul sito stanno rasentando livelli record ma il fatto di concentrarmi su uno o due padiglioni alla volta mi consente di affrontarne una dose ragionevole al giorno.

KAZAKHSTAN – Capitale: Astana
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Il padiglione kazaco è uno dei più gettonati: bisogna affrontare un’ora e mezza di coda per visitarlo ma per fortuna canti e balli popolari organizzati su un palco all’aperto all’entrata rendono l’attesa più sopportabile e vale la pena di aspettare perché si tratta senz’altro di uno stato che va conosciuto meglio: non soltanto ha un ruolo importantissimo a livello mondiale sul piano energetico ma si accinge a conquistare anche grandi fette dello strategico mercato del grano. Si tratta del nono paese al mondo per estensione geografica ed è grande quasi quanto l’Europa ma la sua terra è in larga parte desolata: praterie senza alberi si alternano a deserti per chilometri e chilometri con escursioni termiche che portano le temperature a oscillare tra meno 40 gradi e più 40 con 5 mesi di neve l’anno. Va immaginato come un’immensa pianura senza sbocchi sul mare completamente presidiata dalla steppa. Le condizioni di vita offerte, insomma, non esattamente semplici ma il clima severo è parzialmente compensato dal fatto che il Kazakhstan rappresenta il primo paese al mondo per ricchezza pro capite – anche se non esattamente equi distribuita – grazie a ingenti giacimenti di petrolio, metano, ferro, carbone, uranio e altri minerali. Lecito chiedersi, a questo punto, come mai a Expo parli di frumento ma il dubbio è presto risolto: i grandi produttori di energie non rinnovabili stanno impostando da tempo politiche per affrontare il momento in cui queste risorse perderanno di importanza e si dà il caso i terreni kazachi del nord siano perfetti per coltivare grano. Il Kazakhstan, dunque, che è un paese giovanissimo perché ha conquistato l’indipendenza dall’Unione Sovietica solo nel 1991 e che da allora è diretto dal Presidente Nursultan Nazarbayev sta dunque sganciando la propria economia dall’industria estrattiva e investendo sul settore agroalimentare con programmi di sviluppo che prevedono di dotarsi di moderne tecnologie industriali anche per lavorare le materie prime. Guarda al futuro puntando sulle risorse natural e dopo essere diventato uno dei maggiori esportatori del mondo di grano, nel 2017 ospiterà un Expo dal titolo Energia del futuro che durerà dal 10 giugno al 10 settembre laddove sono previste collaborazioni con l’Italia proprio per la progettazione del grande evento che sarà organizzato ad Astana, la seconda capitale più fredda del mondo dopo quella mongola. Le tribù nomadi con cavalli allo stato brado del passato quindi lasciano spazio al progresso senza dimenticare di portare sul sito con orgoglio i papaveri selvatici per poi sbalordire con una proiezione in 3D nell’ultima sala che permette di fare un viaggio virtuale al centro dell’Asia a bordo di un piccolo aereo. La buona notizia è che gli storici produttori di cereali erano ormai arrivati al limite fisiologico di crescita e per far fronte al costante aumento della popolazione avrebbero dovuto ricorrere alla genetica pertanto un mercato in più è sicuramente utile. La cattiva notizia non c’è. Speriamo solo che questo sistema nascente che guarda proprio noi per importare macchinari e know how si accinga a coltivare in modo sostenibile. Depongono a favore un rating molto alto ottenuto sulla qualità dei prodotti esportati e il fatto che Astana sia stata progettata dai migliori architetti del mondo con molta attenzione all’impatto ambientale. Ah. All’interno dello stand viene offerto il Kumys, una bevanda tipica a base di latte di cavalla offerta. Da assaggiare. À bientôt.

REGNO UNITO – Capitale: Londra
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Il Regno Unito per quanto mi riguarda e per ora si becca la palma d’oro per il miglior stand di Expo per il concetto portato sul sito, per come è stato interpretato e per aver richiamato l’attenzione globale sul dramma del declino della popolazione mondiale delle api che rappresenta un’emergenza nonché uno dei segnali più chiari del dissesto dell’equilibrio ecologico planetario a cui stiamo assistendo: questi piccoli insetti sono responsabili di quasi il 90% della nostra alimentazione poiché dal loro lavoro di impollinazione dipendono più di 70 delle 100 colture agricole principali. Il processo di riproduzione delle piante, infatti, dipende dall’esistenza di agenti impollinatori: vento, acqua, insetti ma soprattutto api che volando di fiore in fiore alla ricerca di nutrimento portano in giro il polline dando origine alla fecondazione vegetale. In parole povere, gran parte dell’assortimento dei reparti frutta e verdura dei nostri supermercati dipende da un meraviglioso meccanismo naturale per cui il profumo e il colore dei fiori attirano gli insetti che si cibano di nettare innescando il processo per cui il pistillo, una volta caduti i petali, si trasforma in frutto che contiene semi che cadendo a terra fanno nascere nuove piante. Mangiamo mele, pere, arance, pesche, kiwi, ciliegie, albicocche, meloni, pomodori, zucchine, aglio, carote, cavoli, cipolle senza pensare che si tratta di un prezioso dono delle nostre amiche operaie a cui dobbiamo anche la biodiversità del pianeta: 20.000 specie di api, poiché ogni pianta attira il suo insetto, per assicurare la vita sulla terra visto che nutrizione e ossigeno dipendono dai vegetali. Ora, si dà il caso che nel 2014 l’Unione Europea, per citare una fonte vicina, abbia rilevato una diminuzione di alveari del 50% con vari fattori che concorrono a determinarla: l’uso di prodotti chimici in agricoltura, i mutamenti climatici, alcuni parassiti e la distruzione dei loro habitat naturali. Preservare aree boschive, siepi e campi erbosi è fondamentale per consentire loro di svernare, nidificare e riprodursi ma anche banalmente coltivare vasi di fiori sul balcone serve a garantire loro il sostentamento: margherite, lavanda, salvia, rosmarino, basilico vanno benissimo. Controllare lo stato di salute delle api diventa dunque imprescindibile ed è proprio ciò su cui si concentra il Regno Unito. L’enorme struttura d’acciaio progettata da Wolfgang Buttress è collegata a un’arnia costruita a Nottingham dal professor Martin Bencsik: è un accelerometro, ovvero uno strumento che consente di monitorare l’attività all’interno di un alveare. Se le api sono vive, 900 LED si accendono in base alle vibrazioni prodotte dal loro movimento. Il padiglione inglese, pertanto,  rappresenta lo stato del pianeta: le api sono considerate sentinelle perché sopravvivono solo in un ambiente sano. Al lettore, le debite conclusioni. Ultima nota: per produrre un barattolo di miele, le api coprono una distanza pari a tre volte la circonferenza della terra. Gustatevelo ancora di più, la prossima volta, a colazione.

UNGHERIA – Capitale: Budapest
3.-padiglione-ungheria-expo-2015L’Ungheria dice tutto e niente: racconta la pratica di un’agricoltura biologica mentre propone di assaggiare prodotti tipici e ascoltare musica popolare. Ora, una possibile soluzione al problema della nutrizione globale è proprio non fare, cioè limitarsi a coltivare e allevare secondo metodi tradizionali. L’Ungheria incoraggia lo sviluppo di aziende agricole familiari che producano cibo sano e di qualità. No alle produzioni monoculturali, insomma. E no agli OGM. Benissimo, soprattutto considerata la realtà descritta sopra nel capitolo dedicato al Regno Unito: la salvaguardia del territorio e il mantenimento delle risorse naturali è tutto ciò che ci serve. Piuttosto che combinare altri guai meglio dedicarsi a ciò che si è sempre fatto nei secoli. Una delle idee più sostenibili del mondo.

Human beings have fabricated the illusion that in the 21st century they have the technological prowess to be independent of nature. Bees underline the reality that we are more, not less, dependent on nature’s services

BEE MOVIE – DreamWorks Animation 2007

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  1. Pingback: Ossigeno e Amore, Expo 2015 | slow town milano

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