Olio d’oliva e Mais, Expo 2015

This slideshow requires JavaScript.

Il mio viaggio sul decumano prosegue con un tempo decisamente più favorevole: ha iniziato a piovere, è sembrato persino autunno, ma il fresco ha reso meno faticose le gite al sito. La vera scoperta è stata che Milano ad agosto è assolutamente sopportabile. Anzi, a dire il vero, super godibile: poca gente, zero traffico e in fin dei conti un sacco di cose da fare. Una specie di bolla parallela in cui è possibile perseguire i propri interessi senza interruzioni. Le foto degli amici in Grecia sembravano realtà lontanissime e poco invidiabili. Tutte uguali. E’ quasi un peccato che la gente torni. Si stava benissimo, in silenzio.

SPAGNA – Capitale: Madrid
5.-dieta-mediterranea-padilgione-spagnaLa Spagna porta sul sito la Dieta Mediterranea che non è una semplice dieta ma un vero e proprio stile di vita: un insieme di pratiche, conoscenze e abilità che spaziano dalla cura del paesaggio alla coltura per comprendere raccolta, pesca, conservazione, trasformazione e preparazione sino ad approdare al cibo in tavola da consumare rigorosamente in tranquillità e possibilmente in compagnia. Dietro la famosa convivialità iberica si cela dunque un modello nutrizionale che si dà il caso sia stato riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco nel 2010 e che è ispirato alle tradizioni di quattro paesi affacciati sul Mediterraneo: Italia, Spagna, Grecia e Marocco. Sono state proprio Spagna e Italia, insieme, nel 2007 ad avviare la procedura per trasformare delle ‘semplici’ abitudini alimentari in un valore da difendere ma saper mischiare correttamente ingredienti che diamo per scontati e che sono ampiamente disponibili nelle nostre terre permette di adottare la miglior dieta del mondo per varietà e completezza dei nutrienti. Lunghi studi scientifici dimostrano come esista una correlazione tra alimentazione e salute: i paesi con regimi alimentari mediterranei godono di una maggiore longevità e vedono meno incidenza di malattie cardiovascolari, diabete, obesità e persino tumori. Il trucco sta nel bilanciamento dei principi nutritivi e nel largo utilizzo di olio di oliva, un grasso vegetale che permette di evitare i grassi di origine animale di solito molto presenti nelle cucine di altri paesi. In sostanza, tra i due mari della Spagna, ma vale anche per la nostra penisola e non solo, c’è tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Basta attingere nelle giuste proporzioni ben riassunte dalla piramide alimentare: tanti cereali integrali, riso, frutta e verdura, un po’ di latte, formaggi e uova, la giusta dose di pesce e poca carne. A tutto ciò si deve aggiungere qualche dolce, nocciole, mandorle, miele, patate e vino più due litri di acqua al giorno. Siamo fortunati, insomma. Abbiamo a portata di mano tutto ciò che ci serve per stare bene. Dovremmo solo preservarlo. Un dono della natura che abbiamo sfruttato per secoli all’insegna di pratiche tramandate se non fosse per qualche perfida consuetudine subentrata solo di recente che peraltro non ci appartiene che prevede l’abuso di proteine e grassi. Per non parlare di junk food, bevande zuccherate ed energy drink. L’aspetto più interessante, però, è che i nostri sapori storici non fanno rima solo con benessere ma anche con ambiente, nel senso che la dieta mediterranea è anche sostenibile perché si basa largamente su vegetali laddove carne e derivati animali hanno un impatto più pesante sul pianeta. Gli allevamenti intensivi, infatti, come ormai noto, costringono ad abbattere foreste, a sfruttare troppe risorse idriche, a emettere anidride carbonica in eccesso. Pertanto, mentre vi gustate giustamente qualche deliziosa tapas o una succulenta paella nel padiglione Spagna, pensate che ciò che mangiate influenza le pratiche agricole e che l’attuale modello di produzione alimentare non tutela quella biodiversità che invece dovremmo difendere. Un motivo in più per scegliere meglio: salute per noi ma anche al pianeta. Easy.

MESSICO – Capitale: Città del Messico
1.-padiglione-messico-expo-2015Se vi siete ringalluzziti per la dieta mediterranea della Spagna riconosciuta come patrimonio umanitario mondiale dall’Unesco, qualche passo dopo il padiglione Messico vi ricorderà come non siamo i soli, non siamo gli unici ma soprattutto come la civiltà non si possa ridurre a tutto ciò che ruota intorno al mare nostrum come per tanti secoli si è pensato, quantomeno sino a quando sono state scoperte le Americhe. Che poi alla fine, le abbiamo scoperte – egocentrici – ma quelle esistevano bellamente molto prima che ce ne fossimo accorti con una cultura avanzata almeno quanto la nostra. Anche la cucina messicana è stata riconosciuta come patrimonio umanitario mondiale dall’Unesco. Per la verità, prima della nostra e per prima in assoluto nella storia anche perché se c’è qualcuno che può davvero vantare un legame addirittura simbiotico con i prodotti della sua terra, quelli sono i messicani che collegano la gastronomia con l’identità del loro popolo. Il mais, a cui è dedicato il padiglione Messico a forma di pannocchia, veniva coltivato da genti autoctone in centro America più di 7.000 anni fa: maya e aztechi avevano fondato comunità stanziali nel tropico del cancro caratterizzato da una delle maggior biodiversità del mondo proprio per coltivare piante che noi manco conoscevamo e che sono state importate in Europa solo dopo aver colonizzato e distrutto intere società di indigeni: mais, fagioli, zucche, avocado, peperoncino, cacao, papaya sono la base di piatti precolombiani da millenni. La tortilla è una ricetta antichissima e il rapporto con la natura degli abitanti della jungla è sacrale da sempre tanto è vero che, nonostante la religione più diffusa in Messico oggi sia il cattolicesimo, alcune pratiche ataviche non sono mai andate perdute: si festeggia ancora il Dia del Maiz, per esempio, come previsto dagli antenati. L’uomo, per la verità, stando al libro sacro dei maya è stato fatto di mais dagli dei ed è quindi nato e cresciuto grazie questa pianta protetta, rispettata e venerata che ovviamente è anche simbolo della visione integrale pagana sui rapporti che intercorrono tra l’uomo e la natura: tutti gli elementi del cosmo sono indispensabili, complementari e legati tra loro da cicli temporali debitamente misurati da calendari che collegano il moto degli astri a semina, coltura e raccolta. Ringraziare per i frutti ricevuti è obbligatorio come pregare per scongiurare calamità che potrebbero distruggere tutto laddove ogni cosa è riverita: grotte, montagne, caldo e freddo, case e tetti, pietre e utensili. Rame, argento e roccia diventano a questo punto strumenti musicali di una cucina che produce melodie per nutrire corpo e spirito. Alimenti, ricette, medicina, riti e leggende si fondono dunque in un’unica conoscenza che comprende ogni aspetto visibile e invisibile. Le felci celano culti. Il paesaggio culla ecosistemi vergini ancora intatti. Il cibo diventa un dono che ci ha salvato dal triste destino di ingoiare radici e larve. Le tradizioni aborigene si sono mischiate a quelle dei conquistadores per approdare a sapori colorati e intensi apprezzati in tutto il mondo. Respect, Messico. Gli sciamani ci possono curare l’anima.

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: