La Pietà Rondanini, di Michelangelo

This slideshow requires JavaScript.

Con l’icona numero quattro scelta dal Comune di Milano per rappresentare il palinsesto di Expo in città durante l’Esposizione Universale si raggiunge l’apoteosi dell’arte: Michelangelo, ammirabile attraverso l’ultima opera della sua vita da poco trasferita in un nuovo spazio del Castello Sforzesco che consente finalmente di prostrarsi davanti al capolavoro del maestro fiorentino per immergersi nell’intimità del suo ultimo viaggio terreno. La Pietà, un Vesperbild, un’immagine dolorosa che si dovrebbe contemplare al tramonto: la Madonna sostiene il corpo esanime di Gesù liberato dalla croce prendendo su di sé tutto il dolore di quella passione servita a salvare l’intero genere umano. Il tema del rapporto tra la madre e il figlio, tra peccato e resurrezione, tra uomo e divino ossessiona l’artista da sempre. Non è l’unica Pietà su cui Michelangelo si accanisce. La prima, quella che gli regala fama eterna, è esposta in Vaticano nella Basilica di San Pietro. A soli ventiquattro anni compie il prodigio: la pietra diventa miracolosamente perfetta, levigata, lunare. Il marmo si trasforma in diamante. Lo scalpello vince il suo duello: l’idea viene liberata dal marmo che la imprigiona. Non è mio compito spiegare l’immenso. Michelangelo rappresenta la vetta del Rinascimento italiano. Furia creativa che raggiunge l’apice della bellezza riuscendo a condensare in blocchi immensi grandiosità e tormento. Il padre di David, della Cappella Sistina, del Giudizio Universale lavorava quasi esclusivamente per il papato. Il suo segno rapido e potente si è tradotto in figure eccelse che lasciano sgomenti. Uno scultore forte e virile ma logorato dalla ricerca dell’assoluto che è diventata lotta solitaria contro la materia per riuscire a dar luce a corpi giganteschi ricchi di dettagli raffinati: vene, muscoli, pieghe delle stoffe mostrano sino ai limiti del possibile lo splendore di un essere umano costretto a divincolarsi tra il bene e il male. L’eroe è coraggioso ma cosciente dei propri limiti e della caducità del tempo pertanto confligge con se stesso sino allo spasmo per conquistare la redenzione. Un dramma, vissuto tra vigore e colpa, che assilla il maestro per tutta l’esistenza. Armonie, proporzioni e regole dei suoi contemporanei saltano. I modelli classici vengono violentemente superati. Via gli orpelli. Via paesaggi, decori e illusioni. Ridurre all’essenziale. I corpi sono nudi, fieri, atletici, contorti nella sofferenza. L’anima ancor vestita di carne vuole ascendere ma non può senza benedizione. Ed ecco emergere l’artista affranto e arrabbiato che non molla la sua sorda battaglia interiore. Ruba agli antichi per raccontare la storia del mondo: figli che invocano infinita grazia. L’attività di Michelangelo si è svolta quasi interamente tra Roma e Firenze. Noi, a Milano, non dovremmo nemmeno avere la possibilità di contemplarlo. Eppure, nel 1952, grazie a una sottoscrizione che ha visto partecipare banche, imprenditori e operai, alla fine di una seconda guerra mondiale che lasciava ancora intravedere i suoi segni, la città decise di acquistare l’ultima opera di un mito: la Pietà Rondanini, Rondinini – per la precisione – come ci tiene a sottolineare un Antonio Paolucci agguerrito nel racconto dell’incompiuto. Era il 1564. Michelangelo era solo in un quartiere di Roma che non esiste più. Passò tutto il sabato intorno alla pietra, in piedi. Studiandola. Il carnevale infuriava ma l’artista ormai ottantanovenne non arretrava. Stava lavorando al suo testamento spirituale. Meditava ancora su un argomento cruciale: la sofferenza di Maria. Alla sua morte, un anonimo funzionario incaricato di redigere l’inventario di ciò che si trovava nel suo studio descrisse la composizione così: un Cristo e un’altra figura attaccate insieme. E’ la definizione corretta. La madre accoglie il figlio tra le sue braccia sino a riappropriarsene. Lo vuole riprendere dentro di sé. L’avvenenza del giovane uomo sacrificato anzi tempo è ancora visibile nelle gambe lisce e muscolose ma la forma questa volta è negata, corrosa, presa a morsi. Michelangelo scarnifica per cancellare. Il volto di Gesù quasi scompare. Ora possiamo avvicinarci e girare intorno al complesso scultoreo. Fuori il mondo, qui l’eternità. Lo spazio enfatizza il messaggio sacro. Ci voleva un architetto come ricordato da Stefano Boeri durante l’inaugurazione per compiere l’ardita scelta. L’antico ospedale spagnolo, chiuso al pubblico sino a poco fa, diventa un custode perfetto. Qui, si curava la sofferenza: malati di febbre malarica, peste o tifo pregavano da sdraiati nelle corsie con alcune parole del Credo ancora impresse sulle volte restaurate. Michele De Lucchi che ha seguito il nuovo allestimento ha ammesso di aver esitato ad accettare l’incarico. E fu così che la tanto desiderata statua arrivata nella capitale meneghina in treno da un palazzo romano privato appartenuto prima ai marchesi Rondinini e poi ai conti Sanseverino Vimercati rinacque. I listoni del pavimento in rovere mettono in risalto il candore dei profili. Il rapporto si fa intenso, da qualunque parte si guardi. Stabat Mater dolorósa… Ed è ovazione popolare, a Palazzo Marino.

Museo della Pietà Rondanini
: da martedì a domenica 9:00 – 19:30.


Sei icone per sei mesi – Sei conversazioni d’arte a Palazzo Marino


6 MAGGIO 2015 ore 21 BEginning

Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo raccontato da Stefano Zuffi

3 GIUGNO 2015 ore 21 BEloved
Il Bacio di Francesco Hayez raccontato da Fernando Mazzocca

1 LUGLIO 2015 ore 21 BElong
Sposalizio della Vergine di Raffaello raccontato da Cristina Acidini

4 AGOSTO 2015 ore 21 BEside
Pietà Rondanini di Michelangelo raccontata da Antonio Paolucci

1 SETTEMBRE 2015 ore 21 BEyond
Concetto Spaziale di Lucio Fontana raccontato da Luca Massimo Barbero

1 OTTOBRE 2015 ore 21 BElieve
Ultima Cena di Leonardo da Vinci raccontata da Marco Carminati

Ingresso libero fino a esaurimento posti

Advertisements

3 comments

  1. Pingback: Milano Slow Town Agenda September | slow town milano

  2. Pingback: Concetto Spaziale, di Lucio Fontana | slow town milano

  3. Adorei o look, eu também tinha uma basset hound, ela era liaaaaaadnaa *-*Que delicia aproveitar a luz do dia até as 22 hein!! Eu queroooo haha Beijos

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: