Armonia e Mare, Expo 2015

This slideshow requires JavaScript.

Mai avrei pensato di arrivare a fine settembre con lo scoglio del Giappone ancora da affrontare: le riserve energetiche sono ormai scarse mentre i principali quotidiani riportano code di oltre quattro ore. Si mormora che i giorni ideali per visitare il sito a questo punto siano diventati il martedì e il mercoledì con il weekend assolutamente da evitare. Beh, nonostante un’esecuzione letterale con arrivo all’ingresso di Roserio alle 9 di mattina e corsa sino al padiglione, l’attesa è stata di due ore e trenta. Non certo la condizione ideale per prendere appunti. Parte, dunque, un appello: più accrediti per i blogger… spesso si impegnano di più di chi ha il tesserino e magari non fanno copia e incolla del comunicato stampa.

GIAPPONE – Capitale: Tokyo
1.-padiglione-giappone-expo-2015Il Giappone, l’ultimo impero esistente sul pianeta, porta sul sito una ‘diversità armoniosa’. Diversità di una cultura unica molto distante dalla nostra e ricerca di un rapporto armonioso con la natura che va inteso nel senso più profondo di accettazione delle leggi dell’universo e di capacità dell’uomo di entrare in simbiosi con le forze della terra e del cielo. Così come i riti del paese del Sol Levante sono intrisi di significati molto densi, la sua cucina racchiude la saggezza degli antenati in una semplicità solo apparente che in realtà è frutto di un equilibrio raggiunto attraverso un’impegnativa autodisciplina. La cicogna che vive in luoghi ricchi di biodiversità in questo senso diventa simbolo degli sforzi compiuti per costruire un dialogo proficuo con ciò che ci circonda senza dominare ma cercando di cooperare per non rompere i legami che intercorrono tra oceani, montagne, fiumi, nuvole, insetti, fiori, foglie, persino fiocchi di neve. Le tradizioni giapponesi sono talmente fuse con il cangiare del tempo da sintonizzarsi su tre fasi per ogni stagione: hashiri (inizio), sakari (picco), nagori (termine). I piatti, quindi, non solo sfruttano il periodo propizio ma esprimono sincronia, immersione nel qui e ora. Un po’ criptico ma molto zen. E’ così che bisogna ragionare entrando nel padiglione laddove riso e pesce costituiscono i fondamenti dell’alimentazione nipponica. L’arcipelago, circondato dal mare, offre una varietà ittica senza equali mentre il territorio con rilievi di origine vulcanica coperto da foreste per il 70% lascia poco spazio alla coltivazione. Eppure, metodi agricoli tradizionali, ben lontani dai sistemi moderni che mirano solo all’efficienza, hanno consentito di costruire risaie su pendii impervi plasmando il paesaggio: terrazzamenti utili all’approvvigionamento ma anche a prevenire inondazioni, regolare la temperatura, purificare l’aria e proteggere gli animali. Ed ecco il primo grande messaggio del Giappone: riso. Una preziosa fonte di proteine, carboidrati e aminoacidi essenziali, priva di glutine che non necessita fertilizzanti e cresce con un ottimo rapporto di produzione per metro quadrato. Secondo messaggio: soia. Altro alimento che in occidente di norma si trascura e si sfrutta per le farine da bestiame ma che può diventare tofu, miso, salsa, tamari, edamame. Sono i monaci buddisti ad aver insegnato a sostituire la carne con le proteine vegetali. Non potevano macellare. Terzo: umami. E’ un gusto. Il sesto gusto per la verità che si aggiunge a quelli che già conosciamo: dolce, salato, aspro, amaro, piccante e acido. Un sapore particolare che potrebbe sostituire zuccheri e grassi nel tentativo di rendere più appetitosi i piatti. Di solito si trova nel dashi, un brodo ottenuto da sostanze essiccate bollite in acqua: il kombu o il tonnetto striato. Quattro: fermentazione. Gli ortaggi sottoposti all’azione di muffe o altri microorganismi aumentano fino a dieci volte la loro potenza nutritiva e acquisiscono intensità. Cinque: alga euglena. Contiene la maggior parte dei nutrienti necessari alla vita dell’essere umano. Morale della favola: il Giappone propone di prendere in considerazione alimenti che di norma non utilizziamo e metodi di cottura diversi dall’alto della posizione di un paese che vanta la maggior longevità del globo. Ispirarsi alla sua dieta potrebbe essere una buona idea visto che è leggera e ben bilanciata. Il che non si deve tradurre solo nel mangiare sushi perché un pasto completo a estremo oriente prevede una zuppa e tre portate: un piatto principale a base di pesce o carne più due contorni a base di legumi e verdure. Il riso non si conta. Per concludere, è utile ricordare che per questo popolo mangiare è più che nutrirsi. E’ riflettere sulla benevolenza della natura e domandarsi se si è veramente degni di servirsene. Pertanto, non solo è doveroso ringraziare ma anche dare il giusto valore al lavoro di chi ha preparato per noi. Ecco spiegata l’importanza del bancone nei ristoranti dove si può ammirare il cuoco all’opera e la posizione in ginocchio: induce ad abbandonare la superbia. Ogni movimento è ritenuto sacro: dal taglio alla decorazione. Persino gli utensili e la loro disposizione hanno un perché senza dimenticare che l’abilità tecnica non vale nulla se non accompagnata da tranquillità interiore. Insomma, un mondo. Il primo passo per diventare amici, comunque, è sedersi allo stesso tavolo. Poi, si può parlare di futuro. Arigatou.

MONACO – Capitale: Monaco
7. barriere-coralline-expo-2015-padiglione-monacoIl principato di Monaco è lo stato più piccolo del mondo insieme al Vaticano. Anzi, per la verità, cittàstato. Nel senso che il suo territorio, retto da una monarchia costituzionale riconosciuta ai tempi che furono dallo stato di Francia, è costituito solo da una stretta striscia di terra che affaccia sul Mar Ligure nel Mediteranneo. Meta turistica d’élite, di solito associata al quartiere più famoso che è Monte Carlo, è stata sfruttata sin dall’antichità per un’insenatura naturale che ben si presta a diventare porto, tanto è vero che non a caso il piccolo regno monegasco porta a Expo proprio il mare. Ben lieta di rilevare che qualcuno ci abbia pensato: l’inquinamento delle acque del pianeta e il pericoloso impoverimento degli stock ittici sono due argomenti preminenti con riferimento al nostro futuro alimentare. Come tutti sappiamo, o almeno si spera, l’eccessiva pesca sta portando molte specie al collasso: non rispettare i tempi di riproduzione, ovvero non consentire ai pesci di raggiungere l’età in cui possono deporre le uova, significa aver portato più di tre quarti delle riserve ittiche mondiali verso l’estinzione poiché sovra sfruttate. Pescare troppo, comunque, non è l’unico problema. E’ anche come si pesca: alcuni metodi distruggono interi ecosistemi nonché i fondali senza contare che nella maggior parte dei casi viene ‘tirato su’ anche ciò che non si mangia ma che invece servirebbe a preservare gli habitat marini. Quando si pesca: i pesci durante il periodo di riproduzione non andrebbero mai toccati. Cosa si pesca: le specie a rischio andrebbero escluse dai nostri menu in modo di dar loro il tempo di rinnovarsi. Dove si pesca: esistono riserve protette nate per salvaguardare la biodiversità. In queste aree viene consentita solo la pesca su piccola scala ma non quella industriale. Le quote di pesca sono limitate ed esistono periodi di fermo ma non è tutto. L’inquinamento dell’aria, già trattato in occasione del padiglione Austria, determina una preoccupante acidificazione degli oceani. L’alterazione della composizione chimica delle acque, che assorbono un quarto dell’anidride carbonica emessa, unita all’aumento delle temperature non solo minaccia le barriere coralline e tutti gli organismi marini ma provoca un’invasione di meduse, organismi che si adattano facilmente al degrado ambientale e che mangiano fitoplancton, lo stesso nutrimento dei pesci. A voi fare i debiti conti. La natura sta mandando messaggi allarmanti. Andrebbero presi in considerazione. Primo compito quindi: sapere e regolarsi di conseguenza. Un valido aiuto arriva dal sito Mr. Goodfish fondato dal Principe Alberto II per orientare sulle tipologie da acquistare con un elenco di prodotti stagionali e una raccomandazione sulle popolazioni ittiche in salute. Conclusione, per tirarci su il morale, in bellezza: una coppia di biologi del principato ha messo a punto un sistema di acquacoltura che consente di allevare piccole ostriche in un vivaio nei pressi del Museo Oceanografico per poi trasferirle quando hanno raggiunto 10mm di dimensione in Bretagna dove continueranno a crescere. Les Perles de Monte Carlo è un affascinante progetto che permette di contribuire a produrre pesce di qualità in città. E’ possibile assaggiarle in molti dei ristoranti di Monaco. Non tutti potremo permettercelo ma è buono da sapersi. À bientôt.

Esiste un limite oltre il quale la produzione crea danni irreversibili.

Advertisements

2 comments

  1. Appoggio in pieno il tuo appello iniziale sugli accrediti per noi blogger che, oltre a non fare copia/incolla del comunicato stampa svolgiamo ricerche, diamo il nostro punto di vista personale, scattiamo foto, pubblichiamo sui social etc etc etc….
    Sfogo a parte: non credo che mi metterò in coda per il padiglione del Giappone, mi accontento della tua bella recensione 🙂 e di visitare i padiglioni un po’ snobbati dalla maggior parte del pubblico!

    • grazie della fiducia! insomma, non sono l’unica a lamentarsi del nostro ‘bistrattamento’… ehi voi del gotha della comunicazione: guardate meglio cosa si scrive in rete! 🙂 speriamo che sempre più gente si renda conto di quanto un tesserino sia un metro di giudizio obsoleto. ciao, a presto

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: