Dialogo e Azione, Expo 2015

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Si è fatto autunno… sto per andare a Expo con il maglioncino di lana, la giacca a vento e gli stivali di gomma… non so se il caldo estivo mi manchi o se tirare un sospiro di sollievo. Forse la verità è che sono entrata in una sorta di universo parallelo in cui la temperatura esterna non conta e le stagioni nemmeno. Ho un solo obiettivo con cui mi addormento e mi sveglio ogni giorno ormai da tre mesi a questa parte: arrivare in fondo al decumano!

USA – Capitale: Washington
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Il padiglione USA è abbastanza sconcertante per un italiano medio interessato alla sostenibilità ambientale e con un’idea anche solo vaga sull’alimentazione sana, mi spiace doverlo scrivere. Nonostante una molteplicità di slogan e il presidente Obama che ci accoglie all’ingresso con grandi proclami sul come assicurare cibo a tutti, le soluzioni destano una certa perplessità quanto meno perché si discostano dal coro delle posizioni di tutti gli altri paesi. La prima potenza economica mondiale, in sostanza, punta tutto sull’efficienza, ovvero sull’utilizzo di tecnologie di precisione, sui fertilizzanti e sull’ingegneria genetica per aumentare la produttività e massimizzare i risultati. Insomma, mentre in tutto il resto del sito si parla di preservare la biodiversità, di difesa degli habitat naturali, di riserve marine protette e di prevenzione dell’alterazione della composizione chimica della biosfera, gli Stati Uniti persistono nella linea della coltivazione intensiva investendo cifre spropositate nella ricerca di cereali resistenti alla siccità o ai parassiti per risolvere il global challenge: ‘Abbiamo la responsabilità di lavorare insieme per nutrire ogni creatura’. Ok. Siamo tutti d’accordo ma non è riducendo gli zuccheri nelle bevande gasate o i grassi nelle patatine che se ne viene a capo. Mi permetto di esprimermi in questo modo perché gli Stati Uniti d’America dichiarano di voler aprire un dibattito sul tema. Pertanto, dato che qui in Italia l’ultima delle casalinghe sa fare il brodo o un sugo per la pasta, viene spontaneo sollevare qualche dubbio nei confronti della cultura degli hamburger, del bbq e dei food truck che di fatto consistono in snack da strada che nulla hanno a che vedere con ciò che fa bene: panini, fritti e hotdog non sono esattamente il meglio per il nostro fisico tanto più che vengono consumati al volo senza sedersi a tavola e quindi non favoriscono la digestione. ‘E’ importante spiegare alla gente come cucinare cibo vero e ai bambini a mangiare carote’. Gulp. Continuo a chiedermi come sia possibile che una nazione così evoluta in tanti altri ambiti dimostri una totale avulsione dall’universo cucina. Non basta aggiungere la quinoa nei menu, insomma, e l’aggettivo più appropriato per il lavoro di chef non è elettrizzante… Verrebbe voglia di proporre un proficuo scambio: noi veniamo a darvi lezioni gastronomiche e voi ci insegnate l’inglese. Congruo. O no? Avremmo tutti da guadagnarci. In fin dei conti non si può eccellere in tutto. Ah, giusto come esempio, qualche nozione sull’ABC nutrizionale. E’ stato sufficiente partecipare a qualche conferenza qui a Milano: frutta e verdura, fibre, carne, pesce, formaggi, spezie, detox. Potremmo organizzare qualche incontro in streaming. A disposizione. Cheers.

KUWAIT – Capitale: Madinat al-Kuwait
1. padiglione-kuwait-expo-2015-ingressoIl padiglione del Kuwait è uno dei più belli del sito e non a caso poi si scopre che c’è lo zampino dell’architetto italiano Italo Rota. Bello constatare apertura nei confronti del nostro paese da parte di uno stato che conosciamo poco ma che intende farci assaporare le atmosfere della sua terra: linee morbide all’ingresso per ricordarci le dune del deserto, vele spiegate di una barca tipica per portarci sul mare del Golfo Persico e una dedica all’acqua scolpita su luci fluorescenti per far presente da subito come questa risorsa sia una fonte primaria di sussistenza soprattutto per chi si confronta da sempre con condizioni molto difficili caratterizzate da un suolo arido su cui battono ben poche piogge. Ancora una volta, un paese con un’economia strettamente legata al petrolio dimostra consapevolezza della sua scarsità e riflette sul futuro a prescindere dallo sfruttamento dei suoi giacimenti. In Kuwait la coltivazione è possibile solo grazie a enormi investimenti in tecnologie e l’acqua potabile esiste solo grazie a potenti impianti di desalinizzazione. Palme, patate, allevamento di mucche, pecore, pesci e gamberi è quasi tutto ciò che si riesce a raccogliere, per ora. Il cibo per questo popolo è la vera sfida di domani e l’emirato, nonostante oggi goda di grande ricchezza grazie alla scoperta del greggio nel 1938 e a estrazioni iniziate nel 1945, non dimentica un passato recente fatto di pescatori di perle e commercianti che navigavano tra India e Africa Orientale. Ingenti cifre sono state destinate alla costruzione di scuole, ospedali, infrastrutture, impianti di coltura idroponica e riutilizzo delle acque reflue senza dimenticare di sviluppare energia solare ed eolica e di strizzare l’occhio ai bambini che mai come in questo caso sorprendono sbucando letteralmente fuori dall’installazione. Per chiudere, una grande biblioteca a fine percorso, al termine del souk, invoglia a conoscere meglio tradizioni lontane. Peccato non avere più tempo.

GERMANIA – Capitale: Berlino
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: zero pathos, tanta sostanza. L’unico padiglione, almeno per ora, che ha svolto il tema alla lettera presentando tutti gli aspetti su cui dovremmo concentrarci per assicurarci cibo in futuro. Dato che il cambiamento può partire solo da un’informazione corretta, danke schön. Cerco di riassumere, in breve. Acqua dolce: la superficie terrestre è ricoperta per il 70% di acqua con solo il 3% all’incirca disponibile sotto forma di acqua dolce laddove l’1% è direttamente accessibile mentre il 2% è conservato nelle calotte glaciali. L’acqua dolce è vitale per dissetarsi, per l’agricoltura, l’industria e gli usi domestici ma, essendo una risorsa scarsa, il suo utilizzo andrebbe dosato molto bene anche perché l’aumento delle temperature del globo non depone di certo a favore della sua disponibilità. In un processo di riciclo continuo perfetto, la sua presenza viene garantita dalle piogge che una volta cadute sul terreno evaporano grazie all’energia solare per poi tornare nell’atmosfera. L’uomo, però, è riuscito a inquinare questo prezioso elemento per cui diventa imprescindibile, tanto per iniziare, depurare correttamente le acque reflue. Tenuto conto del fatto che il suolo necessita di fosfati per la crescita delle piante e che l’agricoltura intensiva l’ha impoverito mentre una volta bastavano spoglie vegetali ed escrementi animali per nutrirlo, bisognerebbe prendere in considerazione sistemi di scarico che sfruttino i residui organici umani per recuperare il fosforo perduto. Ostico. Più facile forse comprendere che per un kg di grano si consumano 1000 litri di acqua mentre per un kg di bistecca se ne consumano 13.000. Ogni goccia dovrebbe essere destinata all’utilizzo migliore senza sprecare. Lo sa bene il paese sopra. Ecco perché è importante il dialogo. Foreste alluvionali: le piante che crescono lungo i fiumi servono poiché prevengono le inondazioni e proteggono case e raccolti. Vanno rinfoltite là dove sono state abbattute, cioè praticamente ovunque. Suolo: una manciata di terra fertile, che dovrebbe contenere sostanze che si sono formate dalla decomposizione di esseri animali o vegetali, contiene più organismi di quanti sono gli uomini sul pianeta e dato che dalla composizione dell’humus si può determinare il potenziale agronomico di un campo, andrebbe sempre valutata l’idoneità di una coltura rispetto a una certa zona. Funghi, batteri e creature animali, inoltre, che riforniscono di azoto le radici delle piante andrebbero sfruttati: la rotazione delle colture, per esempio, ne favorisce lo sviluppo, oltre a prevenire i parassiti. I lombrichi, invece, andrebbero salutati con gioia: smuovono il terreno migliorandone la struttura e la capacità di assorbimento dell’acqua. Clima: il clima è decisivo nelle coltivazioni e quindi per l’alimentazione. Anche una variazione di pochi decimi di grado della temperatura atmosferica può innescare effetti a catena negativi per l’agricoltura. Peccato che le emissioni di gas a effetto serra, con una prevalenza di anidride carbonica prodotta dalla combustione fossile, unite alla deforestazione e allo scioglimento dei ghiacciai stia agendo da filtro sulle radiazioni emesse dalla terra con il risultato di imprigionare una quantità di calore eccessiva rispetto alle esigenze della vita sul pianeta. Un’evidenza che ormai dovrebbe essere arcinota anche perché sta alla base della stesura del famoso protocollo di Kyoto. Biodiversità: l’agricoltura moderna predilige poche specie di coltivazioni ad alto rendimento se non fosse che la varietà genetica della natura costituisca la miglior garanzia di resistenza alle variazioni di condizioni ambientali. Insomma, un bel ripassone che potrebbe andare avanti per ore anche se poi sembra che nessuno sia intenzionato a cambiare tanto è vero che la Germania incita calorosamente a darsi da fare: Bee Active!

La chiave della nostra esistenza futura va cercata nella tutela e comprensione della natura.

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2 comments

  1. I would have loved to entered this giveaway but I already have three other Blog Candy Giyvawaes on my blog and I certainly do not want to be a Blog Candy Hunter so I will just wish the winner well and hope they enjoy :o)You have a cute blog, hun and I am now your newest follower.

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