Responsabilità e Ripartizione, Expo 2015

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Expo nostalgia è già un trend. L’ho letto ieri su uno dei principali quotidiani italiani e devo dire che non solo concordo ma avverto questa sottile sensazione. Da un lato la fine dell’esposizione universale sarà una liberazione per chiunque ci abbia lavorato perché è stato davvero pesante a livello fisico. Dall’altro quest’ondata di eventi, novità, stranieri, stimoli, spunti e chi più ne ha più ne metta mancherà. E’ stata una sferzata tale di energia che tornare a vita normale sarà più che dura. Ne usciremo diversi. Questo è certo. Anche se trarre conclusioni è ancora prematuro.

SVIZZERA – Capitale: Berna
2.-padiglione-svizzera-expo-2015-ce-ne-e-per-tuttiLa Svizzera sbalordisce con un messaggio secco e chiaro: ‘Ce n’è per tutti?’. E pensare che non si tratta certo di un paese afflitto dalla penuria. Zurigo e Ginevra vantano la qualità di vita più alta del mondo. Spostare l’attenzione dalle risorse disponibili all’atteggiamento dell’uomo nei confronti del consumo è geniale. Il padiglione è costituito da quattro torri riempite di quattro tipologie di prodotto nazionale tipico: acqua, caffè, sale e mele. Il visitatore può prenderne a piacimento consapevole del fatto, però, che esagerare significa privare gli altri della stessa possibilità perché il punto, al di là dei limiti di produzione, è il quantum. Di quanto abbiamo bisogno precisamente per stare bene? Il sale, portato sul sito, costituisce l’esempio perfetto. Troppo fa male. Ne assumiamo il doppio del necessario con il risultato di nuocere gravemente alla nostra salute. Eppure non ci controlliamo. Non conosciamo l’equilibrio. Parola chiave che emerge quando meno te lo aspetti. Abusare di quanto ci viene concesso trascurando pure il fatto che non tutti hanno le stesse opportunità completa il tetro quadro della totale assenza di responsabilità che manifestiamo ogni giorno. L’esigenza atavica di arraffare viene messa alla prova con un esperimento che si dimostra educativo. Le merci sono state disposte su quattro livelli. Mano a mano che i volumi scendevano, una piattaforma si abbassava. Il rischio è stato di arrivare al piano terra molto prima della fine dell’esposizione. I messaggi diffusi alla stampa e sui social network ufficiali, tuttavia, hanno indotto il pubblico a moderarsi. E fu così che a metà ottobre si trovava ancora tutto: le bustine di caffè liofilizzato di cui la Svizzera è primo esportatore al mondo; le mele disidratate che rappresentano una delle coltivazioni principali di questo piccolo paese alpino; le scatolette di salgemma che si estrae da quasi 500 anni a Bex nel Canton Vaud; il bicchiere di platica riciclabile che ricorda che dal San Gottardo partono quattro grandi fiumi europei e che gli svizzeri son ben consci di dover difendere questa preziosa fonte tanto è vero che sono da sempre impegnati nella tutela del massiccio pur stimolandoci a consumare acqua dal rubinetto, il modo più sostenibile possibile per dissetarci. Che dire? Chapeau. Quando, poi, ho scoperto che in Svizzera l’alimentazione sana è materia scolastica… ho capito di avere grandi vicini di casa!

ISRAELE – Capitale: Gerusalemme o Tel Aviv?
1.-padiglione-israele-expo-2015Shalom. Ci accoglie nel padiglione la bellissima modella attrice Moran Atias che ci introduce al miracolo dell’agricoltura israeliana. Il giovane paese, infatti, non gode certo di condizioni ospitali: la sua terra è costituita da una lingua di deserto arida, brulla e talmente dura da non riuscire ad assorbire nemmeno quel poco di pioggia che cade. Eppure, Israele, ha raggiunto in meno di cento anni il 90% di autosufficienza alimentare ed è l’unico stato ad aver moltiplicato il numero di alberi nel XX secolo. Come è possibile? Usando la testa, l’unica vera risorsa che abbiamo a disposizione, per mettere a punto il sistema di irrigazione più efficiente al mondo: l’irrigazione a goccia. L’acqua viene somministrata con estrema precisione e lentamente sulla radice delle piante attraverso un sistema di tubi pressurizzati in rete che può venir comandato anche a distanza in modo da ridurre gli sprechi ai minimi termini. Il risultato è un aumento del rendimento del singolo litro d’acqua che abbinato a un lavoro di selezione sui cultivar produce raccolti in continua crescita. Un esempio vivente, insomma, di coltivazione sostenibile che ha saputo trasformare sassi e sabbia in grano, avena, vite, agrumi, frutta, verdura, fichi, ulivi e datteri. La dimostrazione pratica, quindi, che risorse naturali limitate non significano per forza penuria. Buono a sapersi. Israele desidera condividere questa scoperta innovativa con tutto il resto del mondo e porta sul sito anche il più grande campo verticale mai costruito. Il Vertical Field: 1000 metri quadri di piante ornamentali e coltivazioni agricole tra cui riso, grano e mais bagnate da impianto molto avanzato che in futuro potrebbe approdare anche nelle nostre città. Quando essere testardi è un pregio, insomma. Super like.

FRANCIA – Capitale Parigi
1.-padiglione-francia-expo-2015Il padiglione della Francia rappresenta un mercato coperto ispirato tipicamente a Les Halles che induce a immergersi nell’immenso e variegato territorio francese per assaporare specialità di alta gastronomia regionale, prodotti agricoli tipici, sapori della tradizione, arte della tavola, innovazioni scientifiche, soluzioni agro-ecologiche, risultati biotecnologici, progressi genetici, progetti di cooperazione internazionale, risposte sulla gestione sostenibile delle risorse naturali, eventi pedagogici, paesaggi mutanti, opere artistiche… Vi gira la testa? Anche a me. Il punto è che un pot-pourri così ricco di informazioni genera una sorta di confusione nel visitatore. Mi concentrerei, dunque, su qualche concetto portante perché la posizione complessiva devo dire mi sfugge. Credo di aver capito che la Francia sia estremamente focalizzata sulla qualità del cibo con una storia di tutto rispetto sul fronte culinario tanto è vero che di si tratta del primo produttore agricolo dell’Unione Europea e del secondo esportatore al mondo di alimenti dopo gli Stati Uniti. Agricoltura e allevamento, insomma, fanno parte del suo DNA e l’intenzione è quella di diffondere modelli di coltivazione sostenibile, ripeto se non ho capito male, anche nei paesi in via di sviluppo partendo dal presupposto che la malnutrizione non è un problema di quantità ma di distribuzione e di spreco da parte dei paesi industrializzati. Aiutare gli stati più poveri, quindi, con capitali e know how diventa dunque il primo passo per far fronte a una popolazione in crescita. I francesi inoltre sono i meno obesi al mondo – strano perché tra paté e formaggi non è chiaro come sia possibile – e sostengono che il segreto stia in una dieta varia, in pasti a orari fissi e nella condivisione del piacere della tavola insistendo sull’assurdità di voler a tutti i costi globalizzare le abitudini alimentari perché se tutti mangiassimo le stesse cose non ce la faremmo a sostenere i consumi. Teoria che peraltro mi sembra sacrosanta. Pertanto: produrre di più utilizzando responsabilmente le tecnologie e proteggendo l’ambiente senza dimenticare di condividere le conoscenze. Ecco, mi sembra di aver condensato in queste poche parole ciò che mi è rimasto della visita al padiglione anche se quel che forse non tutti sanno è che la Francia ha tenuto una ricca serie di conferenze sul tema di Expo in centro a Milano presso il Palazzo delle Stelline: se conoscete il francese, potete recuperare i contenuti sul loro sito.

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