Felicità e Connessioni, Expo 2015

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Rush finale. Mancano meno di 10 giorni alla fine e il fermento è alle stelle. Non si può visitare più nulla con meno di due ore di coda pertanto la mia nuova tecnica è diventata arrivare alla mattina all’alba, entrare da Roserio, correre al padiglione scelto, visitare, pranzare e stop. Inizio seriamente a domandarmi cosa fare dopo Expo visto che la mia vita ormai è completamente condizionata da questo evento… mistero dei misteri.

COREA – Capitale: Seul
1. padiglione-corea-expo-2015-ingressoAltro paese che incontra un altissimo gradimento e chissà perché poi si scopre che si tratta di un’altra grandissima cultura… come se ciò che piace avesse inevitabilmente a che fare con storie voluminose che si sono tradotte in virtuose abitudini, rispettabili tradizioni, venerandi riti e, infine, buon cibo. La Corea (del Sud) concentra il suo messaggio sulla qualità di ciò che consumiamo proprio per opporsi alla produzione senza sosta di prodotti in scatola con un’idea alternativa di conservazione che, in realtà, regala innumerevoli benefici. All’ingresso, ci viene chiesto cosa preferiamo mangiare ma in sostanza siamo invitati a riflettere su cosa ingeriamo effettivamente. La cucina di questo paese, sempre più rinomata in tutto il mondo, è contraddistinta dall’utilizzo della fermentazione, ovvero di una tecnica che prevede di immergere le verdure in una miscela composta da acqua, sale, aglio, cipolla, peperoncino e zenzero con il risultato di ottenere sapori intensi che spaziano tra l’acidulo e il piccante e di aumentare esponenzialmente le proprietà nutritive degli alimenti. Il piatto più tipico ottenuto in questo modo è il kimchi che può essere a base di cavolo, radicchio coreano o cetriolo e viene servito come contorno, condimento per il riso oppure ingrediente nelle zuppe laddove un pasto coreano prevede almeno 3 portate di vegetali che per i più benestanti o nobili diventano cinque, nove o addirittura dodici e vengono disposte su un piccolo tavolo da pranzo simile a un vassoio. La Corea spinge dunque su una dieta sana e utilizza da secoli giare di terracotta, gli ongii, per far fermentare gli ortaggi a una temperatura ideale di 5 gradi per non meno di 96 ore. Il sale arresta la crescita della maggioranza dei microrganismi dannosi e favorisce la produzione di batteri probiotici. I lattobacilli rendono le verdure ricche di vitamine e sali minerali, stimolano la digestione, disintossicano l’organismo, rafforzano il sistema immunitario, curano la costipazione e abbassano la pressione, oltre a garantire laute provviste anche fuori stagione. Tanti buoni motivi, insomma, per lasciarsi ispirare ed esportare questa buona abitudine nel resto del mondo come peraltro viene consigliato all’interno del padiglione. Una nazione fuori dalle consuete rotte turistiche che a quanto pare può regalare grandi soddisfazioni. Non a caso, è considerata una delle 4 tigri asiatiche e si è notevolmente sviluppata a partire dagli anni ’80 nonostante rapporti poco idilliaci con i fratelli del Nord. Qualche indirizzo a Milano se vi è venuta voglia di assaggiare piatti tipici: Hana, via Lecco 15, arredato da Achille Castiglioni; Gin Mi, Via Paisiello 7, trattoria familiare; Bab, Via San Marco 4, take away con sgabelli.

BRASILE – Capitale: Brasilia
1. padiglione-brasile-expo-2015-esternoIl Brasile è una vera e propria potenza agricola che punta a soddisfare il 40% della domanda di cibo mondiale a patto di riuscire a proseguire nel cammino già intrapreso di diversificazione delle colture e modernizzazione delle infrastrutture del paese posto che non ha una realtà precisamente semplice dal punto di vista politico e che non ha ancora del tutto smaltito quei retaggi coloniali che hanno determinato controversie tra i latifondisti e il popolo sin dai tempi della sua fondazione. I portoghesi arrivarono in Sud America nel XVI secolo concentrando grandi proprietà terriere nelle mani di una privilegiata élite rurale che si è dimostrata poco interessata a sfruttare efficientemente l’immenso patrimonio naturale: i campi sono stati destinati in larga parte alle monoculture o ai pascoli con il risultato di aver spinto troppi contadini dalle campagne alle famose favelas. Questo è il punto del contendere. Detto ciò, il 21% del PIL del Brasile oggi è costituito dall’agribusiness e la percentuale è destinata a crescere con 600 milioni di ettari di terra disponibili, un clima prevalentemente tropicale pertanto mite, precipitazioni abbondanti, risorse idriche che ammontano al 20% dell’acqua dolce dell’intero pianeta e più del 65% della foresta amazzonica all’interno dei confini nazionali. Stiamo parlando della settima potenza economica mondiale, infatti, con esportazioni verso oltre 200 paesi e svariate produzioni molto forti: mais, grano, riso, fagioli, manioca, tabacco, caffè, soia, cotone, caucciù, arance ma anche frutta come l’açaí, l’acerola e il guaraná dai rinomati poteri antiossidanti o più tipicamente papaia, melone, uva, mele, banane, ananas, mango, maracujà senza tralasciare l’allevamento di bovini, suini, pollame. Un settore primario, insomma, con cospicue potenzialità di sviluppo e l’idea di spingere su colture in larga scala ma anche su piccole imprese familiari nel rispetto dell’ambiente. Se gli investimenti in tecnologie, innovazione e ricerca dovessero proseguire, l’intera popolazione mondiale in crescita potrebbe beneficiare di un’altra nutrita dispensa. Magari a breve sentiremo parlare della tanto sospirata riforma agraria che non solo darebbe slancio all’intero sistema ma consentirebbe di approfittare di risorse che porterebbero più benessere per tutti, compresi noi. Il simpatico padiglione che ci ha intrattenuto per mesi con la sua rete in fin dei conti rappresenta flessibilità, connessione e scambio. Vietato saltare.

ECUADOR – Capitale: Quito
1. padiglione-ecuador-expo-2015-ingressoAltra grandissima scoperta di Expo 2015: l’Ecuador, paradiso terrestre, che se solo avesse espresso con più furbizia ed effetti scenici il proprio concetto era da Oscar… Ma accontentiamoci di sapere che questa ‘piccola’ nazione seduta sulla linea dell’equatore è il primo paese al mondo per biodiversità per chilometro quadrato e che non poteva andare diversamente visto che Darwin ha formulato la propria teoria sull’evoluzione della specie proprio qui dove esistono solo due stagioni poiché l’insolazione è la stessa tutto l’anno: estate e inverno con una diversa intensità di precipitazioni. E’ il cambio di altitudine a determinare un’incredibile ricchezza naturale che poi si traduce in quattro habitat suggestivi: Amazzonia, Ande, Costa e Isole Galapagos. L’Ecquador dal 2007 gode di un periodo di crescita sociale ed economica che approfitta di risorse minerarie e petrolifere per comprendere una serie di esportazioni agricole di un certo peso: banane, cacao, caffè, fiori e frutta tropicali, amaranto, mais, orzo, choclo, gamberi e tonno. La fase fortunata coincide con l’ascesa al potere di Rafael Correa, un personaggio che bisognerebbe studiare di più date le sue anomale posizioni politiche. Lo sviluppo è stato basato su investimenti pubblici, istruzione e infrastrutture ma soprattutto su un grande concetto filosofico: il buen vivir, ovvero giustizia sociale, uguaglianza, equità, umanità, solidarietà e armonia. Un’esistenza semplice e modesta, insomma, può procurare felicità al di là del successo e in barba ai più diffusi indicatori finanziari. Il Presidente nel 2008 ha addirittura riscritto la costituzione per inserirci i diritti dell’ambiente: la natura ha diritto al rispetto integrale della sua esistenza e al mantenimento dei suoi cicli vitali. Pachamama. Se non è innovazione questa… Il padiglione celebra la vita e tutte quelle culture ancestrali che conoscono i segreti madre terra. Grandi!

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