Donne e Innovazione, Expo 2015

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Ci siamo! Ultima settimana per Expo 2015 con rischio di crisi isterica per chi ha corso sino a ora ma deve portare a casa ancora qualche materiale. Un’esperienza davvero unica che in pochi forse ripeterebbero anche se il problema non si pone visto che abbiamo aspettato oltre 100 anni per veder atterrare l’Esposizione Universale una seconda volta a Milano. In ogni caso, poco tempo per pensare, tanto ancora da fare e una cerimonia finale in arrivo di cui nulla si sa tranne che i tornelli il 31 ottobre chiuderanno alle 17. Sarà possibile partecipare? Mah. Nel mentre, si pedala.

ARGENTINA – Capitale: Buenos Aires
20.-padiglione-argentina-expo-2015L’Argentina è rappresentata da una lunga fila di enormi silos che contengono la storia e il paesaggio di un paese che ricorda la massiccia immigrazione di europei avvenuta tra la metà del XIX secolo e la metà del XX secolo quando la prosperità economica del nuovo continente attirava navi zeppe di contadini italiani e spagnoli carichi di speranze e attirati dal miraggio di una vita migliore. Foto in bianco e nero dedicate a un periodo tutto sommato felice senza dimenticare di accennare alla fatica di ricominciare in una nuova terra giustamente rappresentata dalle sculture in legno di Adriana Maestri che ha collaborato come artista nel celebre film Evita. Tutto intorno scorrono immagini di suggestivi e sconfinati panorami che portano la fantasia verso i gaucho e le pampa, nel cuore di un territorio ai confini del mondo. Sterminate distese pianeggianti che si estendono tra le Ande e l’Atlantico, la Patagonia e l’equatore, e che ospitano enormi pascoli e immensi granai. Non a caso, l’economia argentina è forte su allevamento e agricoltura con un settore alimentare che continua a crescere a ritmi straordinari e volumi che sono raddoppiati negli ultimi 20 anni. Per un istante tutto si ferma e la parola default sembra un’astrazione stonata. Eppure quello che alla vigilia della seconda guerra mondiale era uno tra gli stati più ricchi del pianeta ha attraversato una lunghissima serie di crisi. La sua storia moderna è segnata da dittature che si sono alternate a periodi populisti intervallati da fasi liberali con il risultato di non aver lasciato sufficiente spazio politiche economiche di lungo termine. Si mormora che sia stata l’eccessiva emissione di moneta ad aver provocato inflazione, disoccupazione e scontri. Che il costo del denaro sia alto, che il debito pubblico sia elevato, che i dati ufficiali non siano attendibili, che l’arte di governo sia troppo personalizzata, che le speranze siano riposte in un miracolo ma sul sito, per fortuna, tutto questo è solo un brutto sogno. Esistono la terra, i suoi frutti e tanta fiducia nel futuro. L’Argentina produce ed esporta mais, grano, soia, sorgo, avena, orzo e bestiame. Punto. Per il resto, buona fortuna, con e senza K, visto che stiamo parlando di elezioni presidenziali in corso.

ANGOLA – Capitale: Luanda
1.-padiglione-angola-expo-2015Il padiglione Angola ha destato in me dapprincipio esaltazione e poi turbamento proprio per le donne alle quali è stato dedicato il baobab centrale, simbolo di nutrimento. E’ vero, è il primo paese africano e il quinto al mondo per produzione agricola con ampie possibilità di sviluppo grazie a 35 milioni di ettari di terreni arabili di cui solo il 3% è utilizzato, buone risorse idriche e un clima tutto sommato temperato. Uno stato che ha appena festeggiato l’indipendenza dal Portogallo, ottenuta nel 1975, e che gode di una fase più stabile solo da pochi anni visto che gli ultimi conflitti civili si sono spenti nel 2002. Enormi risorse minerarie con petrolio e diamanti in pole position hanno consentito una crescita economica consistente che in questo momento si sta traducendo anche in una diversificazione sul settore primario con opere infrastrutturali che potrebbero agevolarlo. Il punto è che la prevalenza del popolo angolano a oggi è ancora esclusa da questa ricchezza. I lussuosi appartamenti della capitale affacciano su baraccopoli senza acqua, luce, strade, fogne con servizi pubblici al collasso e una mortalità infantile tra le più alte del mondo. Sino a che gli introiti delle attività promettenti non saranno destinati anche a migliorare le condizioni sociali dei più poveri non si può parlare di progresso anche perché un vero salto di qualità prevede non solo sistemi di trasporto e di comunicazione più efficienti ma anche un irrobustimento del capitale umano tradotto in investimenti in istruzione e sanità che poi sarebbero utili a formare quel personale qualificato necessario a gestire le nuove tecnologie su cui si sta puntando. Nel mentre, le donne africane costituiscono il 70% della forza agricola del continente, producono a mano l’80% delle derrate alimentari e ne gestiscono la vendita per il 90% oltre a essere incaricate della raccolta dell’acqua che portano sulla testa e dell’accudimento di anziani e bambini. Molte di loro muoiono ancora di parto o subiscono soprusi. Detto ciò, in Africa la tradizione attribuisce alla madre un ruolo centrale in materia di casa, famiglia, figli, istruzione, cultura, educazione, igiene, cucina, salute e sicurezza con una rappresentanza in parlamento di tutto rispetto che consente di portare avanti strenue lotte per la difesa dei diritti di base. E’ proprio grazie a questo universo femminile che in Africa nonostante condizioni quasi impossibili diffuse su tutto il territorio si continua ad assistere al perpetuarsi del miracolo della vita. Mi sono commossa.

PAESI BASSI – Capitale: Amsterdam
1.-padiglione-paesi-bassi-expo-2015I Paesi Bassi si presentano con un padiglione che non è un padiglione: zero porta di ingresso e una sfilza di furgoncini gastronomici disposti a giro in cui assaporare frittelle, sandwich con salsiccia, patatine fritte, polpette, cialde al miele, formaggi e centrifughe. L’apparente aspetto ludico, però, non deve ingannare. Fuori la festa, dentro il rigore. Se si ha la pazienza di leggere tutti i contenuti dello stand centrale ci si renderà immediatamente conto della forte propensione di questo paese a ricercare soluzioni alimentari alternative e metodi di produzione avanzati che possano risolvere il problema del cibo del futuro attraverso un pesante utilizzo di tecnologie. D’altra parte non stupisce: il territorio nederlandese, occhio non olandese, è stato in larga parte strappato al mare grazie a lunghe catene di dune e dighe che hanno permesso di ottenere campi fertili là dove c’era l’acqua, pertanto l’atteggiamento di questo popolo nei confronti della natura è sì di rispettarla ma anche di intervenire per alterarne l’aspetto. Mulini, tulipani, zoccoli e biciclette lasciano dunque il posto a una profonda fiducia nella ricerca che, ampiamente sovvenzionata da pubblico e privato, mira a generare risposte innovative. Non stupisce, dunque, che con uno spazio a disposizione limitato, i Paesi Bassi si collochino ai primi posti nell’esportazione mondiale di prodotti agricoli e ortaggi: organizzazione, tecniche ad alto rendimento, preparazione professionale, meccanizzazione e selezione delle specie vegetali hanno fatto sì che sia l’Italia a comprare pomodori da questo umido paese del nord e non viceversa, giusto per capirci. Non si deve nemmeno pensare che l’interesse per la sostenibilità sia basso perché la preoccupazione per l’ambiente è molto diffusa e l’orientamento prevalente è indirizzato verso il benessere degli animali, la qualità, il risparmio idrico e la riduzione di rifiuti, fertilizzanti ed emissioni. Ecco dunque alcune proposte: quinoa e saporiti meloni coltivati in serre magari galleggianti, vibrazioni a ultrasuono per raccogliere l’uva, fotocamere ittiche per controllare la freschezza dei pesci, applicazioni per verificare la qualità dei terreni, cipolle resistenti ai cambiamenti climatici, touchscreen per maiali, telecamere per pollai, residence per galline, robot per la mungitura, raggi UV al posto di concimi chimici, terreni irrigati da acque salate e infine, per concludere, sistemi di coltivazione su Marte. Il progetto è attualmente in sviluppo e sono previsti risultati su questo esperimento che riproduce un suolo con poca gravità, atmosfera e luce entro 10 anni. Fantascienza. Arriveremo davvero a sfruttare altri pianeti per sfamarci? I Paesi Bassi osano. Avanguardia o follia?

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