B the Change, B Corp

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Ottime notizie. In un momento di dubbie certezze sul futuro, nasce un nuovo modo di fare impresa: viene introdotto un modello che supera gli schemi precedenti e che accantona per sempre il sorpassato metro del profitto come unico obiettivo e parametro di valutazione dello stato di salute di un business. Nascono le Benefit Corporation, Società Benefit in Italia. Una nuova forma giuridica, introdotta nel nostro paese il primo gennaio del 2016, che sottende un passo avanti nel percorso dell’acciaccato capitalismo: si può produrre senza dover per forza sacrificare qualcosa. Le Benefit Corporation sono ‘società che nell’esercizio di un’attività economica, oltre allo scopo di dividerne gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente…’. In parole povere, le Benefit Corporation non solo assicurano un guadagno ma creano anche benessere per le persone e l’ambiente oltre a impegnarsi nel fornire con cadenza periodica un resoconto sugli effetti complessivi del proprio operato sulla realtà circostante. Società evolute che hanno inserito nel proprio statuto il proposito di rendere il mondo migliore sia in termini di tipologia di prodotto o servizio erogato sia in termini di ritorni per collaboratori, comunità di appartenenza e territori di competenza. Dimostrazione pratica che il bene si può fare. Anzi, può determinare l’esistenza stessa di un’impresa senza nulla togliere in termini di risultati agli investitori con la garanzia di perseguire una sostenibilità che finalmente diventa economica, sociale e ambientale sul lungo termine. Evviva. Respiro di sollievo. La responsabilità si trasforma in vantaggio competitivo tanto che in Silicon Valley ormai si fa a gara per entrare in questa categoria di soggetti per attrarre talenti ma anche per essere scelti da clienti sempre più attenti all’impegno etico delle proposte disponibili sul mercato e disposti a preferire i player più coscienziosi. Le prime B Corp sono nate in America nel 2007 come gruppo di aziende certificate come ‘Best for the world’ da un vero e proprio movimento di imprenditori indipendenti intenzionati a lasciarsi alle spalle uno schema ormai obsoleto basato sulla sola differenza tra costi e ricavi e decisi ad archiviare l’anacronistica distinzione tra profit e no profit con il risultato di approdare a un primo esempio di Benefit Corporation legalmente riconosciuta nel Maryland nel 2010. In Italia, invece, esistono dal 2013 e si è pervenuti all’introduzione della forma giuridica all’inizio di quest’anno grazie al lavoro di un gruppo coordinato dal senatore Mauro Del Barba. Oggi le B Corp™ certificate nel mondo sono quasi 1.700 di cui circa 250 in Europa e 20 in Italia ma il dato più sorprendente è che oltre 40.000 società si sono sottoposte volontariamente al confronto con il B Impact Assessment, aka BIA, un protocollo disponibile gratuitamente in rete che permette di misurare il proprio impatto e di conseguire in caso di eccellenza un ambito ‘bollino’ da parte di B Lab che attesta di appartenere alle migliori aziende ‘per’ il mondo, notare bene: non ‘del’ mondo. La certificazione non è obbligatoria per rientrare nella nuova categoria di legge ma fornisce un attestato inequivocabile di esemplarità dato che costringe a raggiungere standard molto elevati su centinaia di variabili che spaziano dalla trasparenza alla formazione del personale per includere consumo energetico e impegno civico. Il punteggio minimo per essere riconosciuti come ‘altamente positivi’ è di 80 su una scala che va da 0 a 200. Patagonia e Olio Carli, per citare due brand noti, rientrano già nell’olimpo virtuoso ma la nuova prospettiva di sviluppo sta conquistando sempre più consensi anche perché le B Corp sono diventate prova tangibile di una tensione alla perfezione che porta necessariamente a risultati superiori con vantaggi per tutti, in tutti i sensi. Un concetto nuovo di successo, insomma, ma anche un’organizzazione della civiltà più avanzata. Non è più questione, quindi, di devolvere una parte degli introiti a progetti utili o di ottenere agevolazioni fiscali ma proprio di spostare il baricentro di tutto il gioco dal personale al collettivo. Di abbandonare l’autorità per la partecipazione. Di prendere coscienza del fatto che apparteniamo allo stesso ecosistema. Di sostituire la crescita infinita con la qualità. Di abbandonare il consumismo per creare capitale intangibile, come la conoscenza. Società Benefit. Non un sogno ma un’opportunità. Non una tendenza ma la famosa terza via.

Qualche domanda a Eric Ezechieli, co-fondatore di Nativa, la prima Benefit Corporation italiana, e partner di B Lab.

Il movimento delle B Corp nasce in America come alternativa al profit model. Perché?
Un gruppo di persone ha rilevato nel capitalismo un ‘difetto’ originale: il solo obiettivo di massimizzare il profitto non assicura sempre risultati positivi. A volte qualcuno guadagna solo perché non viene debitamente contabilizzata la distruzione di valore per qualcun altro come nel caso di perdite sul fronte ambientale oppure umano. Questo modello dominante rischiava di far collassare il sistema. Pertanto, un gruppo di imprenditori ha fondato B Lab che ha coordinato una gigantesca ricerca con lo scopo di approdare a una serie di misuratori obiettivi dell’impatto d’insieme di una qualsiasi attività su ambiente e persone. Le aziende che superano il BIA ottengono un riconoscimento ufficiale che si traduce in certificazione con tanto di ‘logo’ poi utilizzabile. Altrettanto importante era proteggere il ‘desiderio di fare bene’ nel tempo assicurando una linearità di scopo anche in caso di eventuali cambi di management o di soci di capitale. Pertanto, ne è discesa anche una forma giuridica che consente di mettere nero su bianco propositi fondativi nonché impegni.

Il BIA sembra essere il più evoluto sistema di misurazione dell’impatto di una società sul mondo. Giusto?
Sì, esatto. Il B Impact Assessment è stato introdotto da B Lab che gode dell’appoggio di importanti personaggi, tra cui premi Nobel, e ha vinto prestigiosi premi internazionali per l’imprenditoria sociale. E’ un enorme database con oltre 100 protocolli da cui attingere in base ad area geografica, dimensioni e settore della propria azienda. Esistono altri protocolli nel mondo ma chi vuol fare sul serio usa questo: serio, completo e robusto. Non a caso, è il più diffuso.

Le Società Benefit sono state introdotte in Italia nel 2016. Come sono state accolte?
Con molto interesse. L’Italia è il primo paese al mondo ad aver introdotto la forma giuridica delle Società Benefit dopo gli U.S. e riceviamo numerose richieste di informazioni al giorno con oltre venti convegni sul tema già organizzati.

L’Italia è un paese in cui è largamente diffusa l’idea che l’ambiente sia una frenante ossessione di un gruppo di fanatici intesi a ostacolare il progresso. Che ne pensi.
La nostra percezione è molto diversa. Tutto dipende dai gruppi di riferimento. L’Italia è uno dei paesi più evoluti al mondo per certi versi: possiede un atavico spirito di sopravvivenza e rivela un’attenzione per la qualità del cibo o l’efficienza nell’uso di energia e risorse davvero sopra la media.

Sempre in Italia nutriti gruppi di opinione considerano ancora antitetici tra loro obiettivi di sviluppo economico e salvaguardia del pianeta. Che ne pensi.
Ci saranno sempre gruppi proiettati al passato invece che al futuro. L’investimento in sostenibilità ha già ampiamente dimostrato di essere premiante: le aziende con un’alta attenzione ambientale e sociale vantano migliori risultati economici e spesso crescono quando gli altri sono in difficoltà. Non accorgersi di questa evidenza è rischioso.

Facciamo un esempio concreto. Un produttore di petrolio potrebbe diventare B Corp?
Difficile a dirsi. Le B Corp sono proiettate al futuro e il fossile è l’emblema di un passato che ci ancora a un paradigma che non ha più ragione di essere. Esistono 130 settori in cui è possibile operare portando rigenerazione. Chi produce energia fossile o nucleare dovrebbe radicalmente trasformarsi per diventare B Corp. Gli armamenti, invece, sono esclusi.

Sempre in pratica. Per ottenere lo stato giuridico di Benefit Corporation è obbligatorio compilare il BIA?
No. Superare le soglie di ammissione del BIA è obbligatorio per ottenere la certificazione B Corp. Acquisire lo stato di Società Benefit, invece, rende obbligatoria la comunicazione annuale del proprio impatto attraverso un rapporto da allegare al bilancio basato su un protocollo a propria scelta che comunque deve contenere la maggior parte degli standard stabiliti dalle B Corp, anche se non si è tenuti a raggiungere determinate performance.

Le B Corp sarebbero un sogno ma qualcuno potrebbe commentare che si tratta di un’utopia. Risposta?
Il business model dominante 200 anni fa si basava sull’utilizzo della schiavitù. Un’opzione ancora oggi disponibile ma se qualcuno la proponesse a un investitore non otterrebbe fondi. Abramo Lincoln perse la vita per avere abolito questa forma di sottomissione. Il fatto è che il mondo sta andando in una certa direzione: vincerà chi si sa adeguare. Emulerà il perdente.

Esistono circa 1700 B Corp nel mondo e 40.000 aziende stanno completando il test di valutazione. Trend?
No, parlerei di un must. E’ necessario. Chi vuole essere leader si muove in questo senso. Chi non dorme, invece, procede quanto meno con un’autovalutazione. Anche se non si vantano da subito le performance migliori, è utile per definire un percorso di crescita e miglioramento.

Se domani qualcuno volesse convertirsi in una B Corp quale sarebbe il link più utile da passare al proprio commercialista e/o notaio.
Presto sarà pronto del materiale da scaricare sul nostro sito societabenefit.net. Nel mentre, possiamo mandarne su richiesta oppure si può consultare il sito bcorporation.eu

MEASURE WHAT MATTERS
(people and place matter)
B Impact Assessment

You never change things by fighting the existing reality.
To change something, build a new model that makes the existing model obsolete

 

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